24 agosto 2020 11:15

Ci sono cantanti leggendari con una voce inconfondibile, tipo Billie Holiday, Ella Fitzgerald, Frank Sinatra o Michael Jackson: basta mezzo secondo e, qualunque cosa stiano cantando, li riconosci. Li riconosci al volo per il timbro, per lo stile, per il modo di articolare le parole e per il senso che solo loro sanno dare a ciò che cantano. E poi c’è Jimmy Scott che invece ti spiazza ogni volta che lo metti sullo stereo. Il sassofonista Dexter Gordon, che aveva suonato con lui negli anni cinquanta, disse: “La sua emozionante voce da contralto non era né maschile e né femminile: era tutte e due le cose”.

“Little” Jimmy Scott (1920-2014) soffriva di sindrome di Kallmann, una condizione genetica che ne bloccò la crescita. Scott è stato alto un metro e cinquanta fino ai trent’anni e poi è cresciuto di 20 cm tutto a un tratto e la sua voce è rimasta quella di un uomo-bambino. Era capace di raggiungere naturalmente note alte e di gestirle con diaframma e polmoni da adulto, e negli anni cinquanta è stato un apprezzato interprete di standard. Il suo stile, capace di passare vertiginosamente dal confidenziale al drammatico, lo aveva reso una celebrità del jazz, tanto da farlo cantare alla cerimonia inaugurale del presidente Eisenhower nel 1953. Negli anni sessanta la sua promettente carriera è andata deteriorandosi. The source doveva essere il suo grande ritorno all’affacciarsi degli anni settanta, ma il disco fu bloccato a causa di un contratto discografico preesistente, e non fu ascoltato fino al 2001, anno in cui fu riscoperto.

Il Jimmy Scott di The source è un artista maturo, che ha cantato e vissuto tanto, un artista rifinito capace di usare la sua voce non tanto come una bizzarria virtuosistica ma come uno strumento unico. Scott è in grado di appropriarsi di un classico pop come Unchained melody quanto di uno spiritual come Motherless child, e quando la sua voce si arrampica su una di quelle note altissime e lunghissime sembra sempre sul punto di spezzarsi e invece, puntualmente, prende il volo lasciandoci annientati. Il contralto androgino di Jimmy Scott è tutto tranne che un fenomeno da baraccone: arriva da un luogo antico e caldo che è nascosto dentro ognuno di noi, un luogo in cui maschile e femminile si confondono e ci sussurrano una storia di meravigliosa e fragile umanità condivisa.

Jimmy Scott
The source
Atlantic 1969 / Rhino 2001