Lussi borghesi

05 dicembre 2017 16:50

Insomma le masse, le masse. Perché non si agitano, perché tacciono? In giro si vede a malapena qualche minuscola avanguardia, e anche quelle, mah. Una volta Brecht ha buttato lì che a sinistra ci si dedica molto alla critica del pensiero borghese e poco agli agi di cui la borghesia gode a spese del proletariato.

Insomma, il desiderio di un vestito ben tagliato solleciterebbe la rivoluzione meglio che un po’ di arzigogoli su Kant o chi per lui. Ma è vero? Il piacere di calzare scarpe da mille euro, di vestire abiti di buona qualità, di guidare auto di lusso o yacht induce più alla criminalità organizzata che a un revival del bolscevismo, più alla mazzetta che all’insurrezione, più all’evasione in paradisi fiscali che alla costruzione della società comunista, più ad abbracciare la destra che la sinistra.

I beni di lusso possono sollecitare al massimo una sfuriata saccheggiatrice, rara ormai anche quella. Le grandi masse tendono piuttosto a quella che una volta era chiamata non “bella vita” ma “buona vita”. E se non si riuscirà a dargliela in tempi brevi, al solito si lasceranno incantare dagli effetti di vita tranquilla che la destra più agguerrita saprà apparecchiare. Sicché è auspicabile che si esca dal letargo e, visto che perfino l’esercizio del diritto di voto lascia sempre più a desiderare, si torni ad alzare la voce esigendo l’impossibile, ad agitarsi un po’.

Questa rubrica è stata pubblicata il 1 dicembre 2017 a pagina 16 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati

pubblicità

Articolo successivo

Perché è importante la vittoria di un democratico in Alabama 
Alessio Marchionna