Windows è morto

06 settembre 2013 17:17

Windows è morto. Riposi in pace. Per qualche anno è stato il sistema operativo che ha fatto funzionare il mondo. Ma quell’epoca è finita. È stato distrutto da una strana collaborazione. Quella tra i nemici storici della Microsoft: Steve Jobs, Linus Torvalds e soprattutto due tizi chiamati Larry Page e Sergey Brin.

Il 2 settembre la Microsoft ha annunciato, per nulla a sorpresa, che comprerà la divisione di telefonia della Nokia. La Nokia è il più grande produttore mondiale di telefoni basati sul sistema operativo Windows Phone della Microsoft (che è un po’ come dire che con la mia statura di un metro e sessantotto sono il più alto dei miei parenti più stretti). La Microsoft sta comprando la Nokia per controllare l’hardware e il software dei propri dispositivi.

Con questa mossa, promette l’azienda, gli smartphone della Microsoft miglioreranno e si venderanno di più. Ma questo è l’opposto della strategia adottata dall’azienda per Windows. Anche se la Microsoft continua a dire il contrario, quando questa operazione sarà conclusa, Windows non sarà lo stesso prodotto di prima: non sarà un software che gira su tanti hardware, una piattaforma capace di riunire i computer più diversi.

Windows diventerà molto simile ai sistemi operativi della Apple, iOS e Mac OS. Sarà un software proprietario collegato a un hardware proprietario, il codice della Microsoft su cui si baseranno i dispositivi della Microsoft.

La Microsoft parla con entusiasmo di integrazione verticale, della possibilità che un’unica azienda produca sia software sia hardware per i dispositivi mobili. L’azienda sostiene che, dopo aver comprato la Nokia, sarà in grado di creare telefoni migliori, riducendo le “frizioni” tra chi progetta l’hardware chi sviluppa il software, che al momento lavorano per due società distinte.

Mettendo insieme le due aziende, secondo la Microsoft, migliorerà anche il marketing. La Microsoft potrà mettere in vendita un dispositivo che ha il suo marchio, e in cui si fondono i migliori servizi di entrambe le aziende (Skype, Office, le mappe della Nokia).

Infine l’integrazione verticale favorirà i risultati economici della Microsoft. Oggi, per ogni telefono basato su Windows venduto dalla Nokia, la Microsoft riceve meno di dieci dollari dalle licenze per il software. Diventando proprietaria della Nokia, invece, l’azienda potrà fare profitti anche sull’hardware. Invece di incassare meno di dieci dollari per ogni smartphone, ne guadagnerà più di quaranta.

Steve Jobs si è opposto per molto tempo all’idea di Bill Gates, secondo il quale l’hardware e il software dovevano essere prodotti da aziende diverse. E nell’era del pc Gates aveva ragione. L’imprenditore aveva capito che chi usava i computer non capiva quasi mai niente di hardware. Non sapevamo distinguere, e in realtà non ci interessava neanche più di tanto, fra i vari processori, i monitor e le altre componenti. Di conseguenza, la produzione di hardware per personal computer era destinata a diventare una spossante attività incentrata sulla fabbricazione di beni a basso costo, con scarsa riconoscibilità del marchio, costanti guerre dei prezzi e profitti sempre più ridotti.

Ma, come Gates aveva intuito, quella del software era un’altra storia. Il software aveva un volto, che restava impresso nella memoria degli utenti. Una volta imparato a usare un pc basato su Windows, si poteva usare qualunque altro pc che girasse su quel sistema operativo. A differenza dell’hardware, il software permetteva di generare un effetto rete: più aumentavano gli utenti di Windows, più interessante diventava il sistema per gli sviluppatori.

Il software prometteva profitti fenomenali, quasi inimmaginabili. Quando il codice era pronto, poteva essere riprodotto per un numero interminabile di volte nel corso degli anni senza costi marginali, permettendo di guadagnare su ogni copia venduta.

I dispositivi mobili però hanno cambiato tutto. Oggi l’hardware conta. Mentre i pc si tengono nascosti sotto la scrivania, i dispositivi mobili si mostrano di continuo. E il design è determinante. Aspetti come il peso di un telefono o le sensazioni che si provano tenendo in mano un tablet sono rilevanti quando si decide cosa comprare. Uno smartphone non si sceglie solo in base al software, e si può arrivare a pagare di più per ottenere un oggetto più bello. Come la Apple ha dimostrato, nel mondo dei dispositivi mobili l’hardware può produrre tanti profitti quanto il software.

Forse, quando i criteri di design per realizzare un buon telefono o un buon tablet saranno noti, molte aziende li imiteranno e l’hardware diventerà nuovamente a buon mercato. È questo che non piace alla Apple.

A un certo punto i componenti per dispositivi mobili diventeranno tanto perfetti ed economici che uno smartphone da cinquanta dollari potrebbe funzionare bene quanto uno da cento o da duecento. Quando questo accadrà, i consumatori ricominceranno a scegliere i dispositivi in base al prezzo e i profitti derivanti dall’hardware si ridurranno all’osso. Allora, come è successo con i pc, il software, non l’hardware, diventerà l’attività dominante del settore.

Queste previsioni si potrebbero realizzare davvero (il timore che l’hardware si riduca a merce a basso costo è il motivo per cui il valore delle azioni della Apple sta scendendo). Ma se l’hardware per dispositivi mobili diventerà un prodotto a buon mercato e il software tornerà determinante per la scelta di un telefono, la Microsoft non farà comunque molti profitti. Soprattutto perché negli ultimi cinque anni nel mondo dell’high-tech è nata una forza spietata capace di annullare i profitti: il sistema operativo Android.

Il sistema operativo per dispositivi mobili di Google (basato su Linux, il sistema open source che nei sogni dei suoi ammiratori avrebbe annientato Windows) è gratuito. Qualunque produttore di telefoni cellulari può usare e modificare Android a suo piacimento. Questo spiega la sua quota di mercato, pari quasi all’80 per cento, stando ai dati della International Data Corporation. Una quota che offre ad Android i benefici dell’effetto rete un tempo tanto utili alla Microsoft.

La Nokia pagava alla Microsoft dieci dollari per ogni telefono venduto, e in cambio aveva un sistema operativo su cui non funzionava neanche Instagram. La Microsoft sostiene che, anche dopo l’acquisto della Nokia, continuerà a vendere licenze di Windows Phone ad altri produttori. Ma, visto che questi possono sempre scegliere Android, è difficile che succeda.

Per questo l’acquisto della Nokia segna la fine di Windows come attività indipendente. Ormai ci sono solo due modi di vendere software. Come la Apple, si possono produrre dispositivi che integrano assieme software e hardware nella speranza di vendere un unico prodotto caratterizzato da alti margini di profitto.

Oppure, come Google, si può sviluppare un software da distribuire gratis e sperare nella nascita di una piattaforma enorme su cui guadagnare in qualche altro modo (attraverso la pubblicità, nel caso di Google).

Ma fare quel che ha fatto Windows non è possibile. Non si può creare un software redditizio basandosi sull’hardware a basso costo di altre aziende. Grazie ad Android, oggi anche il codice è un prodotto a basso costo. E Windows è morto.

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