Il Pd ha perso anche a Gela e a Enna ai ballottaggi delle comunali

Meno della metà degli elettori ha votato ai ballottaggi delle comunali di domenica 14 giugno: è andato alle urne solo il 47,1 per cento di chi ne aveva diritto. Il centrosinistra è stato sconfitto a Venezia, Arezzo, Matera, Nuoro, Gela ed Enna e ha vinto invece a Trani, Macerata, Mantova, Segrate e Lecco

L’estate in salita del governo Renzi

15 giugno 2015 17:01

Sulla laguna veneta finisce un’epoca. L’ex magistrato Felice Casson, giudicato alle primarie il candidato più idoneo a far dimenticare il disastro politico del Mose, inciampa al ballottaggio. L’artefice della sorpresa che manda il Partito democratico all’opposizione dopo decenni di incontrastato dominio è un imprenditore di 53 anni di Mira.

Luigi Brugnaro si è presentato con una lista civica, sostenuta da Lega nord e Forza Italia. Un personaggio estraneo al mondo dei partiti che si definisce trasversale e che esprime simpatie per Matteo Renzi. È stato aiutato dal crollo dell’affluenza, che premia come primo partito quello del rifiuto alle urne, che a Rovigo arriva al record del 57 per cento, con un vistoso calo del 22 per cento in sole due settimane.

Dopo la sconfitta in Liguria il risultato a Venezia è un ulteriore segnale d’allarme per Matteo Renzi, il cui sostegno popolare sembra sgretolarsi continuamente. Ma è anche un segnale molto netto alla minoranza del Pd che sperava in un successo di Casson, sostenuto con forza da Pippo Civati nella speranza che a Venezia potesse ripetersi il recente miracolo di Madrid, aprendo la strada a un nuovo partito a sinistra del Pd. Il risultato conferma invece che il Pd perde dove è troppo sbilanciato a sinistra e che l’appello di Casson al Movimento 5 stelle è rimasto inascoltato.

Colpo duro anche in Toscana, dove il Partito democratico perde a sorpresa i ballottaggi ad Arezzo, Viareggio e Pietrasanta. Il vicesegratario Lorenzo Guerini cerca di consolarsi con il fatto che “il Pd è nettamente il primo partito d’Italia, ma non è sufficiente per brindare”.

Ma il segnale più minaccioso per Renzi è quello della destra che vince quando si presenta unita. Con l’implosione di Forza Italia e la rissa perenne il premier finora poteva stare tranquillo. Ora è avvertito. Renzi ha davanti a sé settimane molto difficili: il clima reso minaccioso dall’immigrazione inarrestabile che rischia di sfuggire di mano, sullo sfondo della difficile sfida a Bruxelles e della crescente ansia sul possibile fallimento della Grecia.

Incombe una serie di importanti leggi da varare entro poche settimane a cominciare dalla discussa riforma della scuola, che dev’essere approvata entro giugno per non compromettere l’assunzione di centomila precari in autunno. E infine l’ondata di astensionismo fa traballare anche l’Italicum, che i suoi avversari interni vogliono emendare a ogni costo.

In mezzo a tutti questi problemi sembra certa un’unica prognosi: Renzi non passerà un’estate tranquilla. E il 40 per cento conquistato un anno fa alle europee è solo un lontano ricordo.

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