Un gruppo di eritrei in viaggio da Bolzano al Brennero, il 28 maggio 2015. (Stefano Rellandini, Reuters/Contrasto)

L’Austria blinda il Brennero e gli altri valichi di frontiera

Un gruppo di eritrei in viaggio da Bolzano al Brennero, il 28 maggio 2015. (Stefano Rellandini, Reuters/Contrasto)
17 febbraio 2016 19:54

“Addio lago di Garda!”, la Frankfurter Allgemeine Zeitung apriva così pochi giorni fa, riferendosi alla decisione dell’Austria di reintrodurre i controlli sul confine del Brennero. “D’ora in poi per evitare ingorghi inutili sarà meglio dimenticare i fine settimana sul lago di Garda”, ha commentato l’importante quotidiano tedesco. Ma la decisione del governo di Vienna di blindare il Brennero è grave anche per altri motivi e segna di fatto la fine dell’Unione europea. Perché il passo innevato tra l’Austria e l’Italia non è un confine qualsiasi. Per oltre mezzo secolo Austria e Alto Adige hanno fatto di tutto per rendere invisibile quella frontiera che il governatore del land del Tirolo, Günther Platter, definisce “di alto valore simbolico”.

Da anni Tirolo, Alto Adige e Trentino formano una regione europea con una stretta collaborazione transfrontaliera in molti settori. La decisione del governo è stata comunicata ai tre governatori locali dalla ministra dell’interno Johanna Mikl-Leitner, esponente dell’ala dura del partito popolare.

In realtà l’immigrazione c’entra solo marginalmente con questa decisione, perché al Brennero la situazione oggi è molto più tranquilla di un anno fa. Dall’inizio dell’anno l’Austria ha registrato sul confine poco più di cento migranti, mentre in Italia sono entrati 280 profughi provenienti da Austria e Germania – in parte irregolari e quindi respinti. Con la chiusura del Brennero e di altri dodici valichi di frontiera il governo di Vienna intende arginare la crescita costante della destra xenofoba del Partito liberale in vista delle elezioni presidenziali che si terranno tra pochi mesi.

La decisione di costruire barriere sul Brennero spazza via anni di proclami europei e disegna il quadro desolante di un’Europa in cui i paesi fanno a gara per proteggersi al meglio dai migranti in fuga dalla Siria e da altri paesi in guerra. In Austria il governo ha inventato una definizione tecnologica per descrivere la costruzione di barriere metalliche contro i profughi: Grenzmanagement (gestione del confine).

L’era di Schengen sembrava il sogno di un’Europa unita e senza confini

Sono passati quasi vent’anni da quando i ministri dell’interno Giorgio Napolitano e Karl Schlögl davanti alle telecamere hanno rimosso la recinzione che segnava il confine. E l’era di Schengen sembrava il sogno di un’Europa unita e senza confini.

Ora si torna indietro. I governatori del Tirolo, del Trentino e dell’Alto Adige devono accontentarsi di chiedere a Vienna “controlli di carattere straordinario, transitorio e limitato sul piano temporale”. Protestano le associazioni economiche, che temono di subire i danni provocati dalle lunghe file di mezzi che si creeranno sull’autostrada del Brennero, dove passano 10 milioni di veicoli e 40 milioni di tonnellate di merci ogni anno. I controlli scrupolosi sulla frontiera austrotedesca hanno già aumentato di mezz’ora il tempo di percorrenza medio stimato per il tratto di strada che va da Innsbruck a Monaco.

Il noto politologo ed esperto di Unione europea Sergio Fabbrini definisce la decisione austriaca come “vergognosa e irresponsabile”. “L’Austria sta vanificando l’essenza dell’Europa in nome di un becero nazionalismo”.

Nazionalismo, che condivide anche con l’Ungheria, la Slovacchia, la Polonia e la Repubblica Ceca in un fronte contrario alla cancelliera tedesca Angela Merkel, percepita come una nemica comune. E prima dell’imminente vertice europeo l’Austria si affretta a comunicare che da subito accetterà “un massimo di ottanta richieste d’asilo al giorno”. È l’Europa che si scava la fossa con le proprie mani.

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