22 novembre 2016 12:39

Il primo turno delle primarie del centrodestra francese, che si è svolto il 20 novembre, ha segnato un piccolo terremoto politico nella destra francese, che avrà conseguenze di lungo periodo.

Anzitutto perché ha visto giungere in testa (44,1 per cento dei voti, secondo i risultati praticamente definitivi) a sorpresa il candidato outsider, François Fillon, e l’eliminazione di Nicolas Sarkozy, giunto terzo, con il 20,6 per cento dei voti. Al ballottaggio, il 27 novembre, Fillon affronterà il candidato dato per favorito fino a pochi giorni fa, il sindaco di Bordeaux Alain Juppé, che ha ottenuto “solo” il 28,6 per cento dei voti.

E proprio i sondaggi, che puntavano piuttosto verso un testa a testa tra Sarkozy e Juppé, si sono sbagliati, anche se non di molto. Mentre per mesi Fillon era dato venti punti dietro ai due favoriti, che navigavano sul 30 per cento, negli ultimissimi giorni, coincisi con il secondo dibattito televisivo tra i candidati, si è osservata una rimonta di Fillon (fino a poche settimane fa navigava sui 9-11 per cento delle intenzioni di voto) e una sua possibile qualifica per il secondo turno.

I limiti dei votanti
Nessuno aveva però previsto che avrebbe ottenuto più del doppio dei voti dell’ex presidente della repubblica. Oltre alla sua buona prestazione televisiva il risultato è anche legato all’elevato numero di votanti (oltre quattro milioni di persone) e al fatto che si trattava della prima volta che si svolgevano delle primarie aperte a tutti a destra. Il voto ha anche dimostrato l’estrema volatilità dei votanti, molti dei quali hanno scelto all’ultimo momento fra due-tre candidati i cui programmi, tutto sommato, hanno molti punti in comune. Tutti questi elementi mettono in discussione i limiti dei sondaggi realizzati molto tempo prima del voto, osserva a questo proposito Le Monde.

Altra conseguenza importante è l’uscita di scena di uno dei personaggi principali del panorama politico degli ultimi decenni, Nicolas Sarkozy. Con un breve discorso a caldo l’ex capo dello stato – e ormai anche probabile ex presidente del partito dei Républicains (Lr) – ha annunciato che si ritira dalla politica.

Per Sarkozy si tratta di una sconfitta tanto più bruciante che ha sballato la sua strategia di riconquista dell’Eliseo, la sede della presidenza della repubblica, che ha occupato dal 2007 al 2012. Questa si basava su due assi principali: la scalata di Lr che, nelle intenzioni di Sarkozy, si sarebbe dovuto trasformare in macchina da guerra al servizio della sua ambizione presidenziale e una campagna decisamente orientata a destra, per non lasciare spazio al Front national (Fn, estrema destra) di Marine Le Pen.

Per Fillon si tratta anche di una bella rivincita personale e politica nei confronti di Sarkozy

Sul primo punto Sarkozy non ha tenuto conto del fatto che a votare non sarebbero stati solo i tesserati del partito, fra i quali rimane molto popolare, ma potenzialmente tutti i simpatizzanti del centrodestra pronti a pagare 1,5 euro e a sottoscrivere una dichiarazione di adesione ai valori e ai princìpi della destra. Fra loro c’erano anche numerosi simpatizzanti di sinistra, che sono andati a votare per “sbarrare la strada” all’odiato Sarkozy. Sul secondo punto, Sarkozy ha assunto posizioni sempre più radicali, specie in materia di immigrazione, di sicurezza e di identità nazionale, al punto da confondersi – anziché distinguersi – da Marine Le Pen, mentre Fillon ha mantenuto la stessa linea conservatrice e liberista sin dall’inizio della sua campagna, apparendo più coerente.

È difficile dire se si tratta di un addio definitivo o meno alla politica, poiché Sarkozy aveva annunciato il suo ritiro dalla vita pubblica una prima volta dopo essere stato battuto dal socialista François Hollande alle presidenziali del 2012. Era poi tornato alla carica, presentandosi come salvatore del suo partito, lacerato dalle lotte intestine dopo le sconfitte elettorali di quell’anno. L’ampiezza della sua sconfitta e la probabile resa dei conti interna che seguirà dovrebbero però escludere un secondo ritorno.

Per Fillon si tratta anche di una bella rivincita personale e politica nei confronti di Sarkozy: quando era presidente della repubblica, quest’ultimo non perdeva occasione per umiliare pubblicamente il suo primo ministro, definito un “poveraccio” in privato e un “collaboratore” in pubblico. Ed è anche una rivincita personale per un politico dal carisma quantomeno evanescente (i suoi avversari lo hanno soprannominato “Mister Nobody” e “Droopy”), battuto da Jean-François Copé (che domenica è giunto ultimo, con lo 0,3 per cento dei voti) dopo un lungo braccio di ferro nel tentativo di scalare il partito.

L’avversario ideale
La sconfitta di Sarkozy dovrebbe anche avere conseguenze impreviste e di riflesso sulla sinistra: il leader di Lr era infatti l’avversario ideale per Hollande. La sua disfatta dimostrerebbe invece che gli elettori tendono a bocciare i candidati uscenti o considerati scontati – i Verdi per esempio hanno eliminato la loro leader Cécile Duflot durante le loro recenti primarie. Una cattiva notizia quindi per il presidente uscente, la cui popolarità è ai minimi ma a cui nessuno potrà impedire di candidarsi alle primarie della gauche, a gennaio. Una notizia invece percepita come positiva per il primo ministro Manuel Valls, che tenta di smarcarsi il più possibile da Hollande in vista delle primarie.

Il risultato ottenuto da Fillon perturba anche i piani di Marine Le Pen, la cui presenza al secondo turno delle presidenziali viene data praticamente per scontata: il posizionamento decisamente a destra sulle questioni economiche e di società di questo cattolico convinto, la sua vicinanza ai movimenti che si sono opposti al matrimonio omosessuale e la simpatia per la Russia di Vladimir Putin sono altrettanti punti in comune con la leader dell’estrema destra.

Con la sua aria da tranquillo notabile di provincia, Fillon ha però il vantaggio di sembrare molto più rispettabile e rassicurante di Le Pen per quegli elettori di destra che non se la sentono di compiere il passo e di votare per un partito che, malgrado il notevole lavoro di “normalizzazione” compiuto dalla sua leader, porta ancora il marchio dell’estremismo.

Rimane ora da vedere se François Fillon sarà in grado di ripetere l’exploit il 27 novembre o se ha già fatto il pieno di voti. Sarkozy ha invitato i suoi sostenitori a votare per Fillon, mentre la quarta classificata, Nathalie Kosciusko-Morizet (2,6 per cento), si è schierata con Juppé. Se gli elettori seguiranno le indicazioni dei loro leader Fillon non dovrebbe avere grossi problemi per essere eletto. E, viste le intenzioni di voto per la gauche, ci sono buone probabilità che diventi il prossimo presidente della repubblica. Sempre che, anche questa volta, i sondaggi non si sbaglino.