21 novembre 2020 13:56

Nick Cave, Papa won’t leave you, Henry (Live at Alexandra palace)
“L’assenza non è un posto vacante. Un posto vacante non ha voce. È vuoto, banale, ateo. L’assenza, al contrario, è un terreno fertile dove perdita e amore si fondono intorno alla memoria per creare fantasmi che vivono tra noi”. Sono parole scritte da Nick Cave nell’ottobre 2018 sul suo sito The Red Hand Files, nel quale si scambia lettere e riflessioni con i fan. E assenza è la prima parola che viene in mente ascoltando il suo nuovo disco Idiot prayer, costruito anzitutto per sottrazione.

È cominciato tutto a luglio, quando Cave ha registrato un concerto in streaming all’Alexandra Palace, un edificio vittoriano a Londra. Ora quella performance è diventata anche un album dal vivo (e un film che era previsto nelle sale per questa settimana). Ma non è certo il classico disco dal vivo, anzi. In Idiot prayer Nick Cave rivisita con voce e piano il suo canzoniere con i Bad Seeds, inserendo anche brani dei Grinderman (Palaces of Montezuma, uno degli arrangiamenti più notevoli e distanti dall’originale, che da un pezzo in stile T-Rex diventa una ballata jazzata, e Man in the moon, altrettanto trasfigurata) e un inedito (Euthanasia, niente di indimenticabile).

Il disco si apre con una versione recitata di The spinning song, il brano spettrale che apriva il recente capolavoro Ghosteen, e poi dà spazio a pezzi più vecchi. Tra questi spicca la titletrack Idiot prayer, tratta da The boatman’s call, che racconta gli ultimi momenti di un condannato a morte ed è una sorta di seguito di The mercy seat (che è presente anche in questo album, come in tutti i suoi concerti). Ci sono addirittura Sad waters, ripescata dal 1986, una splendida Girl in amber, qui perfino superiore alla versione in studio di Skeleton tree, e altre.

La scelta di puntare solo su piano e voce è accompagnata da un lavoro certosino sugli arrangiamenti e sul modo di cantare, che dà ai 22 pezzi una varietà impensabile, figlia probabilmente anche dell’esperienza con il tour Conversations del 2019. Nella tenera Nobody’s baby now, un brano così bello che altri artisti ci avrebbero costruito sopra una carriera, Cave lavora sulle pause e sul non detto, mentre in Jubilee Street sposta il riff che di solito suona nel finale all’inizio del brano e aggiunge un po’ di melodramma da attore consumato. Papa won’t leave you, Henry, la grottesca ninna nanna che nel 1992 suonava come un folk rock indiavolato, qui tira fuori tutto il suo fascino noir. La conclusione, affidata a Galleon ship, uno dei pochi brani presi da Ghosteen, ci porta a bordo di una nave fantasma che veleggia attorno al sole.

Nel complesso Idiot prayer è un piccolo capolavoro di arrangiamento e riscrittura, perché affrontare dei brani così complessi solo con la voce e il pianoforte non è da tutti. La musica, per riprendere le parole dello stesso Cave, diventa in questo album un cantico dell’assenza, una preghiera al buio. In un momento di angoscia collettiva e di vuoti da riempire, suona come una grandiosa consolazione.


Iosonouncane, Novembre
Dopo cinque anni di silenzio, finalmente è tornato il cantautore sardo Iosonouncane. Il suo nuovo singolo, che include l’inedito Novembre e la cover di Vedrai, vedrai di Luigi Tenco, è uscito per la Numero Uno, la rinata etichetta che fu fondata negli anni settanta da Mogol, Lucio Battisti e altri. In attesa di Ira, disco sul quale ho aspettative altissime, questi due brani aiutano a placare un po’ la fame.


King Gizzard & The Lizard Wizard, Minimum brain size
Gli australiani King Gizzard & The Lizard Wizard, sempre prolifici, a meno di un anno dal lavoro precedente tornano a sperimentare con la musica microtonale nel nuovo disco KG, che è il seguito ideale di Flying microtonal banana del 2017. Alcune chitarre dei nuovi pezzi, come quelle di Minimum brain size, a conti fatti risultano un ibrido strano tra il krautrock e il rock desertico dei Tinariwen.


Bonobo & Totally Enormous Extinct Dinosaurs, 6000 ft
Se volete farvi venire una nostalgia pazzesca della pista da ballo, ascoltatevi questo pezzo. È il lato b del singolo Heartbreak, uscito a settembre. I due brani sono stati pubblicati ora insieme in vinile dalla Outlier, la casa discografica fondata dallo stesso Bonobo.


Tierra Whack, Feel good
La rapper di Philadelphia Tierra Whack ha pubblicato due nuovi singoli, Feel good e Peppers and onions. Nel 2018 Whack aveva colpito tutti con il disco d’esordio Whack world, un album che durava 15 minuti scarsi ed era composto da 15 brani, ognuno accompagnato da un video. Anche Feel good è molto breve, ma è incredibilmente efficace nel descrivere il disagio sociale dell’autrice sulle note di un piano elettrico.


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