03 aprile 2021 13:08

Godspeed You! Black Emperor, GOVERNMENT CAME (9980.0kHz 3617.1kHz 4521.0 kHz)
I canadesi Godspeed You! Black Emperor non cantano mai nei loro pezzi, anche se delle voci si sentono sempre, lontane, rarefatte, distorte. Ma non hanno bisogno di cantare per diffondere dei messaggi chiari. Il loro nuovo disco, G_d’s pee AT STATE’S END!, è stato accompagnato da un comunicato stampa che includeva una serie di richieste precise: “svuotate le prigioni”, “togliete il potere alla polizia e datelo al quartiere che terrorizzano”, “fermate le guerre e l’imperialismo” e “tassate i ricchi fino a impoverirli”.

In un anno come questo (o come questi due, ormai è il caso di ammetterlo), che sembra uscito dalla fantasia di uno scrittore distopico, non era difficile prevedere che la band canadese, da sempre impegnata politicamente, si sarebbe fatta sentire in qualche modo per ribadire i concetti già espressi. G_d’s pee AT STATE’S END! inoltre è stato presentato in anteprima con un evento in streaming gratuito, un concerto ripreso in analogico al Cinema Imperial di Montréal. Un cinema vuoto, a proposito di messaggi. Come se non bastasse, il gruppo ha chiesto ai fan di comprare il disco in negozi indipendenti, molti dei quali hanno ricevuto delle copie promozionali.

Ok, ma al netto delle questioni politiche com’è G_d’s pee AT STATE’S END!? Registrato nello studio della band a Montréal in piena pandemia e prodotto da Jace Lacek dei Besnard Lakes, segue il bellissimo Luciferian towers ed è formato da due suite (a loro volta separate in brani più brevi) e da due pezzi di circa sei minuti l’uno. Il momento migliore è GOVERNMENT CAME (9980.0kHz 3617.1kHz 4521.0 kHz), l’inizio della seconda suite, tra chitarre elettriche, cori crepuscolari e un finale trainato da un violino che fa pensare ai Dirty Three di Warren Ellis. L’iniziale Military alphabet invece si apre con voci metalliche, il rumore di un elicottero e una chitarra che sembra lo Star sprangled banner di Hendrix a Woodstock, mentre Fire at static valley è la cosa più post-rock mai fatta dalla band (un genere al quale non amano particolarmente essere associati). È un lavoro solido, sicuramente non il migliore della loro carriera ma comunque apprezzabile. Pochi gruppi sono più adatti dei Godspeed You! Black Emperor a fare la colonna sonora di una pandemia.


serpentwithfeet, Hyacinth
Tra le voci più interessanti della scena rnb queer statunitense, serpentwithfeet è nato a Baltimore ma vive a Los Angeles. Il suo nuovo disco, Deacon, è una raccolta di canzoni d’amore ispiratissime e sensuali, con un retrogusto gospel che aggiunge profondità ai pezzi. Il premio stranezza lo vince il testo di Hyacinth: “Non ha mai avuto bisogno dell’argenteria, ma io sono il suo cucchiaino”, canta serpentwithfeet.


Cassandra Jenkins, Michelangelo
Il secondo album di Cassandra Jenkins, An overview on phenomenal nature, è un piccolo gioiello sonoro, tra minimalismo e cantautorato. La sua voce eterea ti resta incollata alle orecchie e non se ne va più. Dopo i Weather Station, un’altra musicista dimostra come il folk si possa espandere oltre i suoi confini.


Hiatus Kaiyote, Get sun
Nel loro nuovo singolo gli Hiatus Kaiyote, una specie di versione bianca e australiana di Erykah Badu, si sono fatti aiutare dallo storico produttore brasiliano Verocai, che ha curato gli archi e la sezione fiati del brano. Ottima scelta. L’album, intitolato Mood valiant, arriverà il 25 giugno.


Olivia Rodrigo, deja vu
Olivia Rodrigo fa canzoni d’amore per teenager, niente più niente meno. Però ci sa fare, eccome. Il suo singolo precedente, Driver’s licence, è diventato in pochi giorni una hit globale e il nuovo brano, deja vu, ha tutte le carte in regola per andare benissimo in classifica. Rodrigo dimostra di aver metabolizzato il meglio del pop mainstream degli ultimi anni, da Taylor Swift a Billie Eilish, e insieme ai coautori della sua musica è brava a raccontare bene storie semplici. Stavolta una ragazza rinfaccia al suo ex di fare con la sua nuova fiamma tutto quello che faceva lei, compreso ascoltare Billy Joel. Una cosa non troppo da generazione Z, in realtà.


P.S. Playlist aggiornata, buon ascolto!

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