21 maggio 2021 13:28

C’è un gruppo di persone che, nonostante tutto, continua a ballare sopra le macerie, mentre le piante rampicanti si riprendono le città. Il nuovo disco di Cosmo, La terza estate dell’amore, è pieno di immagini come questa, che ribaltano in modo giocoso e surreale il senso di oppressione che ci avvolge dal marzo del 2020. Canzoni che trovano nel divertimento, nel ballo, nel sesso, nel nonsense e soprattutto nella ricerca di un nuovo modo di stare insieme l’antidoto per sopravvivere al presente, schiacciato tra la pandemia e la crisi climatica.

Non è un caso che il cantante di Ivrea abbia pubblicato su internet una specie di manifesto per spiegare il senso della Terza estate dell’amore: “La pandemia e i provvedimenti per contrastarla hanno fatto a pezzi gli ultimi rimasugli di vita sociale. Stiamo camminando sulle rovine di un sistema di valori che ha fallito: quello dell’individualismo, della competizione, della crescita illimitata e del conflitto”. Parole che fanno pensare al filosofo britannico Mark Fisher, che come conferma il musicista è stato una delle influenze alla base del disco.

La terza estate dell’amore però è pur sempre un album di Cosmo. E quindi è divertente, è un inno alla “cassa dritta” ricco di ritornelli come al solito impeccabili (in questo Cosmo è uno specialista come pochi in Italia). Già al primo ascolto diversi pezzi restano in testa e li si immagina perfetti per la radio, come La musica illegale, che invoca “tanta festa perché il lavoro invece fa ammalare”. La terza estate dell’amore è un album terapeutico, soprattutto in questo momento in cui c’è bisogno di leccarsi le ferite. E si candida a diventare uno dei dischi italiani più importanti del 2021.

“La politica passa da un radicale ripensamento della centralità del corpo. Dopo la pandemia il corpo dell’altro è diventato un pericolo, un tabù. Abbiamo portato certe logiche di alienazione all’estremo. Io mentre parlo non sto guardando te, sto guardando uno schermo”, spiega Cosmo in collegamento su Zoom dal suo studio di Ivrea, dove ha scritto e registrato l’album. È un po’ stanco, ma anche molto felice, perché è appena diventato padre per la terza volta ed è nata la sua prima figlia femmina. “Una società così atomizzata richiede un’inversione di rotta verso l’aggregazione. La scaletta del disco è pensata proprio in questo senso. Comincia con il conflitto, con pezzi bellicosi e quasi di protesta come Dum dum e Antipop, e si conclude con Noi, un invito a immedesimarsi completamente negli altri e a ritrovare un contatto con la natura”, aggiunge.


La prima cosa che si nota ascoltando La terza estate dell’amore è che Cosmo ha rallentato il ritmo e che ha sperimentato nuove strade per piegare la forma canzone, dilatarla, farla a pezzi. I brani sono molto ballabili, ma vanno a una velocità minore, flirtando con il tropicalismo e la psichedelia, e a tratti hanno sterzate sorprendenti. In un pezzo, La cattedrale, c’è addirittura un assolo di chitarra classica. “Quando ho cominciato a lavorare alle canzoni avevo già in mente di sperimentare ancora di più con gli stili e le forme, ma la pandemia mi ha dato una spinta ancora più forte. Ho pensato: ‘Coraggio, vai, fai un disco libero, di’ tutto quello che ti viene in mente’. La scelta di usare ritmi più lenti mi è stata ispirata da Marco Foresta, che ha fondato insieme a me il collettivo Ivreatronic, e dal dj romano Hugo Sanchez. Alle loro feste spesso mettevano una musica che girava attorno ai 90 bpm, per usare un termine tecnico. Ci faceva andare in trance, era un ritmo tribale. E andare più piano mi è sembrato naturale durante il lockdown”.

In Antipop Cosmo sembra prendere un po’ di mira la musica leggera italiana, visto che nel ritornello canta: “Tu fai la hit, io torno vergine”. Come spiega il musicista: “Il senso della canzone è ‘Liberate il pop’. C’è troppo conformismo in questo momento, si scimmiottano gli stranieri e si strizza l’occhio alla trap. Ma al di fuori di questo c’è ben poco, non sento artisti che hanno voglia di ribaltare il tavolo. Non parlo della musica sperimentale, attenzione, di quella ce n’è tanta valida in giro. Io voglio ascoltare del pop deviato, più coraggioso. Infatti nel pezzo canto ‘Senza l’incoscienza sei morto per prudenza’. In questo momento siamo schiavi della voglia di spaccare, di fare i numeri su Spotify e YouTube. Ma quella è roba da influencer, che crea solo competizione e frustrazione tra gli artisti. E non parliamo neanche del modello dei compensi agli artisti adottato dai servizi di streaming, è scandaloso”.

La terza estate dell’amore ha anche dei momenti più nostalgici, come Fresca, che suona come un omaggio a Lucio Battisti. “In questo disco c’è sicuramente Battisti, in particolare c’è la sua attitudine, che lo portò a scomparire dalla circolazione alla fine degli anni settanta e a far parlare solo la musica. Ma c’è anche Franco Battiato, in un certo senso. Non sarò mai grande come loro, ma posso seguire l’esempio, perché quello era pop veramente libero. La mia ambizione è di fare un colpaccio del genere, o tipo quello dei Radiohead con Kid A. So di non averlo ancora fatto, ma mi piace pensare che un giorno potrei riuscirci”.


Uno dei pezzi più belli del disco è il penultimo in scaletta, Vele al vento: è una cavalcata elettronica di otto minuti intensa e commovente, dominata da un synth modulare, nella quale Cosmo canta: “Oh, dio del mare! Proteggi questa nave di pazzi. Portaci nelle tempeste. Facci spaventare a morte. Facci commuovere quando riposi. Alla deriva”. È una delle canzoni più complesse e coraggiose che il musicista di Ivrea abbia mai scritto, ed è il vertice emotivo dell’album. “Capisco se un pezzo funziona davvero quando, ascoltandolo, ballo e piango. Con Vele al vento è successo”, spiega il cantante.

Una volta trovato l’antidoto per il presente, cosa riserva il futuro? Cosa farà Cosmo nei prossimi mesi, tornerà in tour? “Il mio promoter, Dna concerti, si è mosso con alcune regioni italiane per sperimentare dei concerti senza distanziamento, com’è già successo in alcuni paesi europei. Sono in attesa di risposte, speriamo che arrivino. Noi puntiamo a farli il prima possibile, magari già in autunno, con i tamponi all’ingresso e tutte le misure di sicurezza”, risponde il musicista. E aggiunge: “Io non posso fare i concerti con i posti seduti, non ci penso neanche. Ma anche la musica dal vivo fatta in quel modo deve tornare il prima possibile, manca da troppo tempo. Vedrai, alla fine saremo noi musicisti a prenderci cura della salute mentale dei giovani, a liberarli da questa spirale depressiva in cui si trovano”.

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