Non l’hanno capito neanche i servizi segreti britannici: cosa c’è scritto sul biglietto infilato nella capsula rossa del piccione viaggiatore trovato dal signor David Martin mentre ristrutturava il camino della sua casa nel sud dell’Inghilterra? Le uniche informazioni sicure sono queste: il nome in codice del piccione era 40TW194; finì nel camino del signor Martin nel 1944, nei giorni dello sbarco in Normandia; stava andando proprio in Francia con un messaggio segreto destinato al comando bombardieri della Raf.

Nel messaggio ci sono 27 stringhe di codice, ognuna composta da cinque lettere. Le prime tre stringhe sono AOAKN HVPKD FNFJU. “Questo tipo di codice era decifrabile solo dal mittente e dal destinatario”, ha spiegato uno storico intervistato dalla Bbc, “ma oggi è molto difficile interpretare il messaggio”. Perfino con i supercomputer.

Nel comunicato in cui annunciano di non essere riusciti a decodificare il testo, i servizi segreti britannici hanno detto che questa è la dimostrazione delle “capacità dei crittografi della seconda guerra mondiale, che riuscivano a scrivere codici impossibili da decifrare pur lavorando in condizioni estremamente difficili”. Subito dopo l’annuncio, però, sono cominciate a circolare diverse teorie del complotto. Lo stesso signor Martin ha avanzato il sospetto che il contenuto del messaggio possa essere considerato ancora oggi troppo delicato per essere divulgato.

Il New York Times azzarda un’altra ipotesi: con le feste natalizie che si avvicinano, e i pensieri di tutti, almeno in occidente, che vanno a un signore vestito di rosso, con la barba bianca, di solito avvistato a bordo di una slitta trainata da renne e piuttosto esperto nell’entrare nelle case attraverso i camini, le prime tre parole del messaggio potrebbero essere: “Caro Babbo Natale”.

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