Elefante

08 febbraio 2018 14:08

“Quando discutete con gli avversari non usate mai il loro linguaggio”. Non pensare all’elefante!, il saggio del linguista statunitense George Lakoff uscito in Italia nel 2006, è una di quelle letture che andrebbero ripetute a intervalli regolari.

Scritto negli anni della presidenza di George W. Bush, è applicabile ancora oggi in molti paesi, compresa l’Italia. Ai suoi studenti del corso di scienze cognitive all’università di Berkeley, George Lakoff propone sempre un esercizio: “Consiste in questo: non pensate a un elefante! Qualunque cosa facciate, non pensate a un elefante. Non sono mai riuscito a trovare uno studente che ci riuscisse”. Il pensiero di un elefante, di solito raro, diventa ossessivo.

Oggi il nostro elefante si chiama immigrazione. Gli sbarchi diminuiscono, gli stranieri in Italia sono meno del 10 per cento della popolazione, i reati di tutti i tipi sono in calo, e lo stesso capo della polizia, Franco Gabrielli, ha detto: “I numeri parlano chiaro, non c’è stato alcun incremento dei reati rispetto all’aumento della presenza di immigrati”. Malgrado questo, e malgrado la presenza di migranti non abbia nessun legame con i problemi veri dell’Italia (sanità, giustizia, istruzione, funzionamento delle istituzioni, salari dignitosi, creazione di posti di lavoro qualificati eccetera), l’immigrazione è diventata la preoccupazione principale per molti italiani (il 36 per cento, secondo gli ultimi dati di Eurobarometro).

Ma neppure a sinistra si riesce a smettere di pensare all’elefante. E quando, subito dopo l’attentato fascista di Macerata, Matteo Renzi scrive su Twitter che “l’assunzione per ogni anno di 10mila tra carabinieri e poliziotti è la risposta” sta usando il linguaggio di quelli che dovrebbero essere i suoi avversari. Ma che il principale partito di centrosinistra non riesca a trovare parole diverse dovrebbe preoccupare tutti, anche i moderati di centro a cui quelle parole sembrano rivolgersi.

Questa rubrica è stata pubblicata il 9 febbraio 2018 a pagina 5 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati

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