Sostenitori di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez durante un comizio a Venice Beach, Los Angeles, il 21 dicembre 2019. (Monica Almeida, Reuters/Contrasto)

Blackout

Sostenitori di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez durante un comizio a Venice Beach, Los Angeles, il 21 dicembre 2019. (Monica Almeida, Reuters/Contrasto)
16 gennaio 2020 13:16

I suoi sostenitori lo chiamano “il blackout Bernie”: è la tendenza dei grandi mezzi d’informazione statunitensi a sminuire Bernie Sanders dando più spazio agli altri candidati del Partito democratico. A tre settimane dall’inizio delle primarie da cui uscirà il nome della persona che il 3 novembre sfiderà Donald Trump alle presidenziali, la competizione tra i contendenti si fa più accesa.

Joe Biden, ex vice di Barack Obama, dell’ala moderata del partito, è in testa nella media nazionale dei sondaggi (ha il 27,2 per cento, contro il 19,2 di Sanders e il 16 di Elizabeth Warren), ma nell’Iowa, il primo stato chiamato a scegliere il candidato democratico, Biden e Sanders sono pari.

Finora gli argomenti che hanno giustificato il blackout su Sanders sono stati tre. Il primo è legato alle sue posizioni politiche e al suo definirsi socialista. In realtà, sostiene Bhaskar Sunkara sul Guardian, Sanders è molto meno estremista di quel che i suoi critici vogliano far credere. Dalla sanità alle tasse, in Europa le sue idee sarebbero definite socialdemocratiche.

Il secondo argomento è l’età: a 78 anni è il più anziano del gruppo. Ma anche gli altri non sono giovanissimi: Biden ha 77 anni, Elizabeth Warren 70, Trump ne compirà 74. D’altra parte l’età non sembra rilevante per nessuno: alle primarie del 2016 Sanders aveva preso più voti tra i giovani di Trump e Hillary Clinton messi insieme. Da allora la sua popolarità è rimasta stabile, anche grazie alle proposte sul debito studentesco, di cui chiede la cancellazione, e sul clima. E se è vero che di solito gli under 30 non si interessano alle elezioni, l’ostilità per Trump potrebbe spingerne tanti al voto, e Sanders è il loro preferito.

Questo contribuirebbe tra l’altro a far cadere l’ultimo argomento, cioè che Sanders non è la persona giusta per battere l’attuale presidente. Bret Stephens, opinionista conservatore del New York Times, lo ha detto chiaramente: “È ovvio che Sanders può vincere, dire che non può farcela è una posizione indifendibile”.

Questo articolo è uscito sul numero 1341 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati

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