15 settembre 2011 00:00

Lo scandalo delle extraordinary renditions fa tremare il governo britannico. E forse ha fatto rabbrividire qualche lettore di Internazionale giustamente preoccupato della coerenza non solo di alcuni governi europei ma anche delle nostre scelte stilistiche.

Nel numero scorso, infatti, le extraordinary renditions compaiono due volte con la s finale, nell’editoriale di Le Monde a pagina 13, e una volta senza s, nell’articolo del Guardian a pagina 25. Eppure sono sempre al plurale. Quando s’incontra una parola inglese, la diplomazia è importante: se ormai è entrata nell’uso comune, come è successo a drink, manager e baby sitter, aggiungere una s alla fine non è gentile.

Ma se è rimasta inglese, privarla dei diritti sanciti dalla sua grammatica è un affronto. Omettere la s finale al plurale di extraordinary renditions è stato uno scivolone diplomatico. E dire che abbiamo usato il corsivo per segnalare le sue origini esotiche. L’italiano “consegne straordinarie” (in rete circola anche “restituzioni straordinarie”) non gode di grande fortuna. E non c’è niente di male a prendere in prestito dall’estero le cose che funzionano bene.

Quando le extraordinary renditions saranno entrate nel nostro patrimonio linguistico, ometteremo la s. Ma allora, forse, avremo altro di cui preoccuparci.

Internazionale, numero 915, 16 settembre 2011