Otto de Kat, Inquietudine

Cargo, 138 pagine, 17,50 euro

Un piccolo libro da non perdere. La letteratura olandese è vigorosa e ricca. Accanto alle grandi opere dell’assai borghese Cees Noteboom (che ha 77 anni) e di altri scrittori notevoli e meno acquietati, dà lavori intriganti e che sentiamo molto vicini.

Come il romanzo di Otto de Kat, 55 anni, l’intellettuale che ha scoperto ed editato, meritandosi così l’eterna riconoscenza nostra e di tanti lettori, il diario di Etty Hillesum, nell’Amsterdam durante l’occupazione nazista.

Rob, il protagonista di Inquietudine, rifiuta le sue radici borghesi e intende tagliarle finendo a fare il minatore in Sudafrica, subito prima della seconda guerra mondiale, e poi in Asia come soldato, condividendo la prigionia con un altro giovane borghese olandese in fuga, Guus, che muore in mare. In patria, aveva incrociato un personaggio importante come Albert Schweitzer, ma gli altri incontri a segnarlo, pochi ed evocati in flashback di continua riflessione, sono con persone comuni o che sembrerebbero tali.

Tramite il padre di Guus, di cui va in cerca quando torna nel suo paese per la morte della madre, Rob sembra riconciliarsi con la sua patria (patria-padre), ma è solo per riprendere il viaggio, come un eterno outsider, di quelli che il mondo d’oggi ci propone a migliaia, secondo un destino che i Rob e i Guus hanno anticipato, di sradicati di ovunque, di stranieri dovunque.

Internazionale, numero 889, 17 marzo 2011

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