Uomini e cani

14 aprile 2015 12:42

Il trailer di White god.


Aspettando l’uscita dei film di Nanni Moretti e Walter Veltroni, sono andato a vedere White god dell’ungherese Kornél Mundruczó, vincitore a Cannes della sezione Un certain regard. Ero attirato da più motivi: convinzioni animaliste e antispeciste, fiducia nel festival di Cannes, interesse per il cinema ungherese che langue da tempo in un paese con uno dei governi più reazionari d’Europa.

Risultato: il cinema ungherese è molto lontano dal rinascere (anche se forse ci sono opere degne che non vediamo); non bisogna mai fidarsi delle giurie dei festival (o di qualsiasi giuria); sarebbe anche ora di snobbare il rito dei premi; e gli animali continuano a servire da pretesto per favolette furbe, costose e maldestre.

Il regista di White god dichiara buone intenzioni che vengono smentite dal suo modo di raccontare, vorrebbe ci ricordassimo che Dio non è fatto a somiglianza dell’uomo bianco (anzi, non necessariamente dell’uomo), e propone una nuova alleanza tra le creature: per cominciare tra uomini (preferibilmente bambini, anzi bambine) e cani. Forse vuole anche opporsi al governo del suo paese, che ha messo una tassa sui cani bastardi che non riguarda i cani di razza: una vistosa metafora sociale.

Ma vuole anche il successo e ricorre dunque a strutture narrative consolidate, da un lato quelle dei film sull’amicizia tra bambini e cani e quelle disneyane (perfino La carica dei 101, anche se rovesciata), dall’altro non il grande Hitchcock di Gli uccelli (la paura di una natura che si ribella agli umani), ma le magniloquenti bravate del cinema splatter, evocando forse più la scuola italiana che quella americana.

Nel finale, l’adulto padre e l’adolescente figlia s’inchinano di fronte agli animali, che s’inchinano di fronte a loro, tanti cani di fronte a due umani, riconquistati alla tolleranza grazie alla musica (sic). Regia e sceneggiature sono ugualmente rozze. Rimane ancora da esplorare il mistero dell’alterità animale e di quanto anche noi umani, volenti o nolenti, siamo parte di quella condizione.

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