Una foto per promuovere la versione 3D di Destinazione… Terra! di Jack Arnold, 1953. (Everett/Contrasto)

Viva i film di fantascienza vecchio stile

Una foto per promuovere la versione 3D di Destinazione… Terra! di Jack Arnold, 1953. (Everett/Contrasto)
01 luglio 2015 10:16

La fantascienza ha alle spalle una storia più che rispettabile: grandi romanzi di grandi scrittori (H.G. Wells, George Orwell, Aldous Huxley, Kurt Vonnegut, James Ballard, Philip K. Dick, Stanisław Lem, John Wyndham, Robert Silverberg, Richard Matheson, John Christopher…) e anche alcuni grandi film (di Kubrick, Tarkovskij, Frankenheimer, Truffaut, Resnais, del Godard di Week-end, di Don Siegel, Richard Fleischer…). Ma sia la letteratura sia il cinema languono da tempo per il semplice motivo che le previsioni più serie esplorate dagli autori più seri si sono man mano avverate, sono diventate realtà.

La fantascienza è diventata neorealismo, ho scritto esagerando una volta, ma è vero che il suo filone più sociologico, quello più necessario, ha trovato conferme assai maggiori di quanto i lettori e spettatori potessero sospettare. Una space opera di alto livello come 2001: odissea nello spazio, film geniale e insuperabile, è di un ottimismo che Kubrick si affrettò ad abbandonare nei film successivi, e le altre sono rare e intellettualmente stolide, anche se tecnicamente perfette come il pluripremiato Gravity, appunto iperrealistico. Al contrario, le migliori opere del filone sociologico anche se in modi meno appariscenti hanno saputo raccontare in anticipo i nuovi modi del dominio e le nostre alienazioni, le mutazioni esterne e via via più intime che l’uomo, tra modernità e postmodernità, ha finito per subire e accettare.

Per quanto riguarda il cinema, sono diventate reali o quasi, per esempio, le fantasie descritte in L’invasione degli ultracorpi di Don Siegel, in Va’ e uccidi e Operazione diabolica di John Frankenheimer (due capolavori dimenticati), in 2022 i sopravvissuti di Richard Fleischer, in 2000: la fine dell’uomo di Cornel Wilde (dal gioiello di John Christopher Morte dell’erba, ristampato di recente): sono quasi tutti film che si possono facilmente recuperare in dvd.

L’invasione degli ultracorpi, Don Siegel, 1956. (Everett/Contrasto)

E naturalmente sono recuperabili i film dell’altro filone, quello avventuroso e “di genere”, che si rivedono volentieri per la loro ingenuità. Per esempio Cittadino dello spazio di Joseph Newman (1955), in uno smagliante technicolor, appena edito dalla Sinister. Racconta di alcuni scienziati atomici che vengono rapiti da extraterrestri venuti da Metaluna, un pianeta morente perché in guerra con altri. Il pianeta morirà, ma la coppia protagonista si salverà, anche dall’aggressione di un mostro con un gran cervello che servì più tardi da modello a tanti altri mostri del cinema e del fumetto. Il film è divertente e tranquillo. Va bene anche per i bambini, ma soprattutto per chi ha bisogno di tornare bambino, ché ogni tanto fa bene.

Degli anni cinquanta, segnalo la presenza in dvd di alcuni piccoli gioielli del genere, cominciando dalla serie britannica del professor Quatermass (nata nel fumetto), soprattutto L’astronave atomica del dottor Quatermass, a colori.

Vengono poi nelle mie preferenze quelli americani diretti da Jack Arnold, in bianco e nero: il formidabile Radiazioni BX: distruzione uomo tratto da uno dei più bei romanzi di Richard Matheson, ma anche Destinazione… Terra!, Il mostro della laguna nera, I figli dello spazio. Oppure Ultimatum alla Terra di Robert Wise o La cosa da un altro mondo di Christian Nyby e Howard Hawks.

Ricordo anche la coloratissima prima versione della Guerra dei mondi di Byron Haskin, tratto da H.G Wells e ben superiore a quella miliardaria di Steven Spielberg, che pur ha dato al genere tre titoli memorabili come Duel, Incontri ravvicinati del terzo tipo e E.T. l’extraterrestre.

Ma i film più acuti di tutti, e i più angosciosi, sono quelli del realismo inglese, soprattutto …e la Terra prese fuoco di Val Guest e Il villaggio dei dannati di Wolf Rilla dal capolavoro di John Wyndham, dagli sviluppi implacabili e che riescono ancora a preoccuparci, a spaventarci.

Il villaggio dei dannati (1960)


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