28 settembre 2020 16:17

Alessio Torino
Al centro del mondo
Mondadori, 260 pagine,18,50 euro

Autore di affettuose e solide cronache provinciali (come Tetano, un titolo premonitore, e Urbino, Nebraska), Alessio Torino (Cagli, 1975) finirà forse per affermarsi come il miglior scrittore della sua generazione, di una scrittura potente e dura più di quella del suo “antenato” marchigiano Volponi. Guardando anche dalle parti di Faulkner. Il suo “centro del mondo” non è nella piazza di Foligno, come nella leggenda medievale, ma in un “buco di c.” dell’Appennino centrale da cui i più sono fuggiti da tempo. Una “villa dei Matti” con vicino un paesucolo che si anima solo nei giorni di fiera, dove un ragazzo, Damiano, vive in mezzo a vecchi parenti e a sfasati di passaggio, e dove non è successo quasi niente prima di un fattaccio (di famiglia). La follia è in agguato nell’irrequietezza di Damiano, borderline sotto ogni riguardo nella sua radice di fedeltà e nella sua ansia di bellezza e di giustizia, ed esplode quando il suo piccolo mondo è comprato, alla lettera, da un gruppetto di giovani stranieri che sognano un idilliaco rapporto con una natura di cui vedono la bellezza e ignorano la forza. Stralunato giustiziere, Damiano è un “centro del mondo” nel cuore di un oltre-la-storia arcaico e pre-finale. Un mondo che è l’oggi più nascosto e più duro. Torino si confronta con la storia da un lontano e un marginale profondo e nascosto, ma tuttavia ossessivamente presente.

Questo articolo è uscito sul numero 1377 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati