29 aprile 2016 09:16

Vi sembra questo il modo di difendere la libertà di parola in uno stato laico? Recentemente la premier del Bangladesh Sheikh Hasina ha attaccato senza mezzi termini chiunque critichi la religione o si dichiari ateo: “Non è un’espressione di libertà di pensiero, sono solo parole oscene. Perché una persona dovrebbe scrivere cose del genere? È inaccettabile che qualcuno scriva contro il nostro profeta o altre religioni”.

Hasina voleva dire che è giusto uccidere chi scrive cose del genere? Farle a pezzi con un machete, magari? Non ha detto di sì, ma non ha neanche detto di no. E questo è grave, perché ultimamente in Bangladesh molte persone sono state uccise a colpi di machete.

Buona parte delle vittime dell’attuale ondata di omicidi sono blogger laici che hanno dichiarato pubblicamente il loro ateismo. Non hanno criticato o preso in giro l’islam direttamente, ma affermare che la fede religiosa non è qualcosa di necessario o razionale è stato abbastanza per “ferire i sentimenti religiosi”. Per qualcuno è stato un motivo sufficiente per ucciderli.

Nel 2015 quattro noti blogger laici e atei sono stati uccisi in Bangladesh. Questa serie di omicidi era chiaramente qualcosa di più di una serie d’incidenti casuali motivati dalla rabbia religiosa. Quel che ha stupito è stata la reazione del governo. O, per meglio dire, la sua mancata reazione.

Hasina guida un paese di 160 milioni di persone che ufficialmente difende i cittadini di ogni religione (e anche quelli che non ne hanno una). Ma pur condannando pubblicamente gli omicidi, ha cercato di insinuare l’idea che i blogger fossero figure controverse che in un certo senso se l’erano cercata.

Strategia vantaggiosa

Hasina ha anche affermato che gli omicidi erano opera del principale partito d’opposizione, il Partito nazionalista del Bangladesh (Bnp), o più precisamente del suo alleato Jamaat e-islami, il principale partito islamista del paese. Ha escluso categoricamente che gruppi estremisti come il gruppo Stato islamico (Is) o Al Qaeda (che sicuramente approverebbero tali omicidi) siano attivi nel paese.

Per Hasina questa è una strategia politicamente vantaggiosa, in un paese dove il 90 per cento degli abitanti è di fede islamica. Anche senza approvare apertamente gli omicidi, la premier si mostra vicina a quei musulmani conservatori che ritengono di avere il diritto di vivere in una società dove le loro convinzioni non vengono mai messe in dubbio dalla politica.

È vantaggioso anche dare la colpa delle violenze ai partiti d’opposizione, perché ammettere che siano opera di jihadisti stranieri significherebbe ammettere di essere venuta meno al suo compito di difendere il paese. Ma il risultato del suo pragmatismo e della sua passività è che gli estremisti hanno allargato il raggio delle loro violenze.

La colpa è soprattutto delle due donne che da anni polarizzano la vita politica del paese

Il 23 aprile, il professor Rezaul Karim Siddique, che curava una rivista letteraria e aveva fondato una scuola di musica ma non si era mai occupato di religione, è stato ucciso da un gruppo di uomini armati di machete mentre andava all’università di Rajshani, nel nord del paese. Era un musulmano osservante, ma era coinvolto in attività culturali che molti gruppi estremisti hanno condannato come “antislamiche”.

Il giorno successivo l’attivista gay Xulhaz Mannan e l’attore Mahbub Rabbi Tonoy sono stati uccisi nella redazione della rivista diretta da Mannan a Dhaka. Altre violenze hanno colpito varie minoranze religiose: moschee sciite e ahmadi, sacerdoti cristiani e indù. Molti dei blogger assassinati appartenevano alla minoranza indù, che rappresenta il 10 per cento della popolazione, e il soggetto di cui si occupavano era la fede religiosa in generale, non l’islam in particolare.

Terrorismo contro le minoranze

Quindi il Bangladesh si sta avviando verso il terrorismo rivolto alle minoranze di ogni tipo che affligge il vicino Pakistan? Purtroppo la risposta è probabilmente sì. E la colpa è soprattutto delle due donne che da anni polarizzano la vita politica del paese.

Sheikh Hasina è una dei due sopravvissuti della famiglia di Mujibur Rahman, leader della lotta d’indipendenza del Bangladesh e suo primo premier, ucciso con il resto della famiglia nel golpe del 1975. La leader dell’opposizione Khaleda Zia è la vedova del generale Ziaur Rahman, che guidò un altro colpo di stato e dichiarò l’islam religione di stato per poi essere ucciso in un altro golpe nel 1981.

Almeno in teoria, la Lega Awami di Hasina rappresenta l’ideale di un Bangladesh laico che tutela le sue minoranze, mentre il Bnp di Khaleda Zia dipende perlopiù dal sostegno dei musulmani sunniti conservatori, il cui ideale di società è esplicitamente islamico. Simili divisioni esistono in ogni società musulmana, ma in Bangladesh sono esacerbate dall’odio reciproco tra le due donne che hanno completamente dominato la scena politica del paese negli ultimi 25 anni.

L’alleanza del Bnp con i partiti islamisti lo ha spinto ancora più vicino agli estremisti religiosi, e la compiacenza di Hasina verso l’islam conservatore (per non perdere i voti dei musulmani a vantaggio del Bnp) sta spingendo la Lega Awami nella stessa direzione. Inoltre, la realtà è che sia l’Is sia Al Qaeda sono effettivamente attivi nel paese. Il Bangladesh è in guai seri.

(Traduzione di Federico Ferrone)