L’ex presidente angolano José Eduardo dos Santos e il suo successore João Lourenço a Luanda, il 19 agosto 2017.

In Angola il nuovo presidente cambia tutto perché niente cambi

L’ex presidente angolano José Eduardo dos Santos e il suo successore João Lourenço a Luanda, il 19 agosto 2017.
31 agosto 2017 12:57

In Angola si sta verificando un cambiamento storico. Questo paese di 28 milioni di abitanti, ricco di petrolio, situato sulla costa sudoccidentale dell’Africa, ha appena eletto J-Lo alla carica di presidente.

Il cambiamento in Angola è però anche molto limitato. Il nuovo presidente non è Jennifer Lopez (il che di sicuro sarebbe stato un cambiamento enorme). È João Lourenço, dagli anni settanta militante del Movimento popolare per la liberazione dell’Angola (Mpla), il partito al potere, generale dagli anni ottanta e di recente ministro della difesa. Oltretutto non sa cantare.

J-Lo sostituisce il settantacinquenne José Eduardo dos Santos, che è stato presidente negli ultimi 38 anni (il secondo presidente al mondo per la durata del suo mandato). C’è tuttavia da chiedersi quanto potere erediterà davvero dal presidente uscente, che ha approvato una nuova legge che proibisce al suo successore di cambiare i capi dell’esercito, della polizia o dei servizi di intelligence per otto anni. Dos Santos non vuole sorprese dopo il suo ritiro.

Chi controlla il paese
Di fatto è difficile dire che Dos Santos si stia davvero ritirando. Rimarrà a capo dell’Mpla, il partito ancora al potere; sua figlia Isabel (la donna più ricca dell’Africa) gestisce la compagnia petrolifera di stato; e uno dei suoi figli controlla il fondo di investimento sovrano di cinque miliardi di dollari. Altri alleati e clienti dominano il resto dell’economia.

J-Lo al contrario non ha posizioni che possano offrire opportunità di rubare grandi quantitativi di denaro pubblico e ha la fama di essere incorruttibile o quasi, una qualità molto rara nella vecchia guardia alla guida dell’Mpla. Potrebbe essere per questo che il partito lo ha imposto a Dos Santos come suo successore.

L’Mpla ha un problemino. Dopo una devastante guerra civile durata 27 anni tra movimenti di liberazione rivali, conclusasi nel 2002 con la morte in battaglia di Jonas Savimbi, leader dell’Unione nazionale per l’indipendenza totale dell’Angola (Unita), la produzione di petrolio in rapida ascesa e gli elevati prezzi del petrolio a livello globale hanno generato un consistente boom nell’economia angolana. Da allora e per diversi anni quella dell’Angola è stata l’economia dalla crescita più rapida del mondo.

Il crollo dei prezzi del petrolio dal 2014 ha ucciso quel poco di economia privata che c’era

Gran parte della nuova ricchezza è finita nelle mani degli esponenti più anziani dell’Mpla e dei loro alleati, ma anche alle masse sono arrivate un po’ di briciole, sufficienti a mantenerle tranquille e obbedienti. Tuttavia, il crollo dei prezzi del petrolio dal 2014 ha dimezzato gli introiti del governo angolano e ha ucciso quel poco di economia privata che c’era. Nella capitale Luanda, che è cresciuta a macchia d’olio, lungo la costa si susseguono torri di appartamenti incomplete e abbandonate.

I poveri stanno diventando sempre più poveri e alla fine potrebbero arrabbiarsi. Questo è un paese relativamente ricco in cui il 20 per cento dei bambini muore prima di compiere cinque anni e un quarto della popolazione adulta è ufficialmente disoccupata (i numeri non ufficiali sono molto più alti). In giro c’è tanto combustibile politico che aspetta solo un fiammifero.

L’Unita, ora partito d’opposizione, ha conquistato il 27 per cento dei voti nelle elezioni del 23 agosto, il 10 per cento in più rispetto al passato, anche se probabilmente ci sono stati brogli elettorali su vasta scala. I politici del partito al potere sono sempre più preoccupati e, nonostante una transizione che da comunisti oltranzisti li ha portati a diventare adepti del libero mercato, nel corso degli anni l’Mpla è rimasto un’organizzazione disciplinata.

Sotto tutela
Dos Santos è stato invulnerabile finché non si è ammalato, ma ormai da più di un anno si sottopone a cure per il cancro. Nel 2012 aveva nominato suo cugino Vicente Manuel vicepresidente, con l’intenzione di farne il suo successore, ma nel 2015 il partito ha scelto João Lourenço al suo posto. E sebbene nessuno abbia intenzione di ammetterlo in pubblico, probabilmente sono state fatte delle pressioni su Dos Santos affinché non si ricandidasse alle elezioni del 2017.

Perciò dopo tutto in Angola potrebbe davvero essere in atto un cambiamento, nonostante gli sforzi di Dos Santos per proteggere la ricchezza e il potere della sua famiglia e azzoppare il suo successore. Di che genere di cambiamento si tratti è difficile a dirsi, perché come tutti gli importanti esponenti dell’Mpla, J-Lo ha dovuto nascondere ogni possibile opinione contraria durante il lungo regno di Dos Santos.

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Un indizio tuttavia potrebbe essere la reputazione di uomo onesto di cui gode Lourenço. I partiti a lungo al potere, di fronte a un crollo nel sostegno popolare cercano spesso di riconquistarlo scegliendo qualcuno noto per essere un leader pulito e competente: pensiamo al Partito comunista dell’Unione Sovietica (Pcus) che nel 1985 ha scelto Gorbačëv come segretario generale.

Ricordiamo però anche cosa è accaduto al Pcus nel 1991. Nel 1985 era già troppo tardi per riformarlo. Adesso potrebbe essere ormai troppo tardi per riformare l’Mpla. E la guerra civile angolana si è conclusa soltanto quindici anni fa: una transizione verso un regime meno corrotto, più aperto, meno repressivo potrebbe essere insidiosa da gestire.

Lourenço ha combattuto per l’Mpla e lo ha servito per tutta la sua vita da adulto, e di sicuro non ha alcuna intenzione di scalzarlo dal potere. Potrebbe però essere sedotto dall’idea di renderlo di nuovo molto popolare, restando così al potere con mezzi sinceramente democratici.

In tal caso dobbiamo augurargli buona fortuna, sapendo bene che è probabile un suo fallimento.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

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