13 aprile 2021 16:19

Dura da 23 anni la pace in Irlanda del Nord, raggiunta dopo una guerra civile lunga trent’anni e nella quale sono morte 3.700 persone: ma niente dura per sempre. Dal 2 aprile per le strade di Belfast folle violente di giovani si attaccano a vicenda, protestanti contro cattolici. Ed è tutta colpa di Boris Johnson. Il primo ministro britannico all’epoca non ne aveva parlato, ma la sua campagna per liberare il Regno Unito dalle grinfie dell’Unione europea (la Brexit) è stata solo la prima fase del suo piano. La fase due è liberare l’Inghilterra dalle grinfie del Regno Unito.

Nel 2016 una stretta maggioranza degli inglesi aveva votato sì al referendum per lasciare l’Ue, ma sia la Scozia sia l’Irlanda del Nord avevano ampiamente votato per restare. Ciò ha dato il via alla fase due, perché Johnson e i brexiter stavano effettivamente costringendo sia l’Irlanda del Nord sia la Scozia a scegliere tra Inghilterra ed Europa. In entrambe i casi la risposta potrebbe essere “Europa”.

Per la Scozia è una scelta semplice. Come nazione di cinque milioni di abitanti, senza grandi traumi storici o nemici, sarebbe probabilmente la benvenuta se volesse rientrare nell’Ue. Se lo Scottish national party (Snp) otterrà la maggioranza nelle elezioni locali di maggio, la sua leader, Nicola Sturgeon, promette di tenere un secondo referendum sull’indipendenza “nella prima metà della prossima legislatura (scozzese)”.

Un processo pacifico e l’altro no
L’ultimo referendum sull’indipendenza della Scozia, nel 2014, era finito 55 a 45 a favore della permanenza nel Regno Unito, ma è difficile dire come finirebbe un secondo. Molti scozzesi sono profondamente risentiti per essere stati trascinati fuori dall’Ue dagli inglesi, ma molti sarebbero anche scontenti di trovarsi una frontiera con l’Inghilterra. Qualunque cosa accada, sarebbe tuttavia un processo del tutto pacifico.

Non così per l’Irlanda del Nord.

La “Norn Iron”, come la chiamano lì, è stata creata esattamente un secolo fa su richiesta della maggioranza protestante locale, mentre il resto dell’isola ottenne la sua indipendenza come Repubblica d’Irlanda (principalmente cattolica). Da allora l’Irlanda del Nord è stata una nota dolente, con la sua minoranza cattolica che ha sempre aspirato a riunirsi con la repubblica.

L’Esercito repubblicano irlandese (Ira), il principale strumento di quel desiderio di riunificazione con la Repubblica d’Irlanda, ha condotto una lunga lotta armata contro i protestanti locali e il governo britannico, ma l’ultimo round dei troubles (le violenze cominciate alla fine degli anni sessanta) si è concluso il 10 aprile 1998 con l’accordo di pace del venerdì santo. Sfortunatamente, la Brexit e Johnson lo hanno reso vano.

L’accordo ha imposto la condivisione del potere tra i partiti politici del nord, protestanti e cattolici, mentre sono stati aboliti i controlli al confine tra le due Irlande. I cattolici del nord potrebbero perfino rivendicare la cittadinanza irlandese se lo desiderassero.

Le colpe della Brexit
Ha funzionato perché la maggior parte delle persone era stanca di omicidi senza fine e perché l’accordo ha rimosso alcuni importanti fattori che infastidivano i cattolici, in particolare il confine “duro”, ma soprattutto perché il più alto tasso di natalità cattolico avrebbe portato il nord ad avere alla fine una maggioranza cattolica, e a quel punto la riunificazione sarebbe avvenuta attraverso un voto pacifico.

La Brexit ha segnato la fine di tutto questo. Quando il Regno Unito avesse lasciato l’Ue, da qualche parte sarebbe riapparso un confine, poiché la Repubblica d’Irlanda non ci pensava proprio ad andarsene dall’Unione. Stabilire i nuovi controlli sulle merci e sull’immigrazione nel posto più ovvio, al confine tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda, avrebbe fatto naufragare l’accordo del venerdì santo e probabilmente sarebbero ricominciati gli attentati e le sparatorie dell’Ira. Quindi Johnson l’ha fatta in barba ai protestanti, spostando il nuovo confine nel mare d’Irlanda, tra la Gran Bretagna e l’Irlanda del Nord.

Ai fini pratici, l’Irlanda del Nord è ancora nell’Ue, con un confine doganale tra di essa e il resto del Regno Unito

È così che ha ottenuto un accordo sulla Brexit con l’Ue, ma per rinviare la rivolta dei lealisti (i protestanti nordirlandesi) contro il nuovo confine, ha mentito e ha detto che non avrebbe funzionato come una frontiera. Non ci sarebbero stati controlli doganali, niente scartoffie, niente del genere – e quei creduloni gli hanno dato retta. Ora si sono svegliati.

Ai fini pratici, l’Irlanda del Nord è ancora nell’Ue, con un confine doganale tra di essa e il resto del Regno Unito. I lealisti si sentono abbandonati – e questo mentre la popolazione cattolica dell’Irlanda del Nord ha raggiunto numericamente quella protestante.

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Ora le milizie lealiste stanno ricominciando la guerra nelle strade, attaccando i cattolici nella speranza di evitare di scivolare verso la repubblica. Prima che tutto sia finito molte persone potrebbero morire, ma la scivolata probabilmente ora è inarrestabile. E Johnson non si getterà certamente in un fosso per fermarla.

Resta solo il Galles. È difficile immaginare che si dilegui 750 anni dopo che gli inglesi l’hanno conquistato, ma Boris Johnson è un solvente universale. Plaid Cymru, il partito nazionalista gallese, promette un referendum sull’indipendenza entro il 2026 se vincerà le elezioni del mese prossimo. Boris farà tabula rasa?

Da sapere
A Belfast torna la violenza
  • Le recenti tensioni in Irlanda del Nord sono cominciate il 2 aprile nelle aree di Derry, Belfast e altre città della contea di Antrim.
  • Il pretesto per l’escalation delle violenze è stata la mancata condanna di alcuni leader del partito Sinn Féin, nazionalista, che l’estate scorsa avevano violato le restrizioni anticovid in occasione del funerale di un ex militante dell’Esercito repubblicano irlandese (Ira).
  • Le ragioni più profonde riguardano però gli accordi commerciali tra Regno Unito e Unione europea legati alla Brexit. Tali accordi, entrati in vigore all’inizio dell’anno, prevedono che la frontiera tra l’Irlanda del Nord (l’Ulster, parte del Regno Unito) e la Repubblica d’Irlanda rimanga aperta, e che i controlli doganali alle merci in arrivo siano fatti nei porti nordirlandesi: secondo i lealisti protestanti questo danneggia il commercio britannico.
  • Almeno novanta poliziotti sono rimasti feriti negli scontri e sono state arrestate 15 persone, tra cui alcune di meno di 15 anni. Le autorità politiche e religiose hanno condannato le violenze e gli atti di vandalismo.