Pescatori nella palude di Zapatosa, una delle più grandi paludi colombiane, formate dal fiume Cesar e dal fiume Magdalena, nel maggio del 2014. Il fiume Magdalena è colpito da fattori come la deforestazione, l’inquinamento per lo scarico di rifiuti solidi urbani, di pesticidi e carburanti, la contaminazione da mercurio e cianuro per l’attività mineraria.

Una svolta ambientalista per il futuro della Colombia

Pescatori nella palude di Zapatosa, una delle più grandi paludi colombiane, formate dal fiume Cesar e dal fiume Magdalena, nel maggio del 2014. Il fiume Magdalena è colpito da fattori come la deforestazione, l’inquinamento per lo scarico di rifiuti solidi urbani, di pesticidi e carburanti, la contaminazione da mercurio e cianuro per l’attività mineraria.
13 luglio 2017 11:42

Al vertice del G20 ad Amburgo, Emmanuel Macron aveva un regalo – o meglio, una lezione di ecologia – per Donald Trump, che dopo la sua ultima visita in Europa aveva rinunciato all’accordo di Parigi sul clima. Il ministro per la transizione ecologica e famoso ambientalista francese Nicolas Hulot ha annunciato (senza cravatta) che dal 2040 in Francia non saranno più vendute automobili che emettano gas a effetto serra. In altre parole, tra 22 anni non ci saranno automobili a diesel o a benzina in tutta la Francia.

Ma l’obiettivo è ancora più ambizioso: nel 2050 la Francia dovrà essere un paese “neutro” in termini di emissioni di anidride carbonica. Questo significa che il carbonio emesso nel paese sarà uguale o inferiore alla capacità di assorbimento dei boschi francesi. Per farlo, in Francia si interromperanno le esplorazioni e lo sfruttamento di giacimenti di idrocarburi. Le centrali termoelettriche a carbone dovranno chiudere entro il 2022. Non saranno più importati alimenti legati alla deforestazione, per esempio la soia prodotta dal Brasile distruggendo l’Amazzonia.

La stessa settimana, la casa automobilistica Volvo ha annunciato che dal 2019 produrrà solo auto ibride o elettriche. Altri paesi stanno già applicando politiche ambientali ancora più ambiziose: l’India punta a rendere il suo parco automobilistico interamente elettrico dal 2025. Sempre nella stessa settimana, in Norvegia il numero di auto elettriche vendute ha superato quello delle tradizionali.

La deforestazione dopo la guerra
Mentre nei paesi sensati accadono queste cose, in Colombia abbiamo saputo che quest’anno il tasso di deforestazione nei dipartimenti di Antioquia e del Chocó è stato il più alto da decine di anni. Invece di prenderci cura dei nostri boschi e delle nostre foreste, stiamo distruggendo quello che la guerra, paradossalmente, aveva protetto.

Nelle aree rurali, non appena diminuisce il tasso di violenza aumenta quello della deforestazione. Forse la Colombia, con le enormi foreste che ancora possiede, è un paese che assorbe più anidride carbonica di quella che emette (non so se questi calcoli sono stati fatti anche qui), ma invece di cercare di diventare una potenza verde dell’acqua e dell’assorbimento di diossido di carbonio ci stiamo impegnando per non esserlo più.

Una delle nostre grandi virtù è che produciamo la maggior parte della nostra elettricità con una delle fonti meno dannose per l’ambiente. Nonostante i loro critici (perché ce ne sono, e molto combattivi), le centrali idroelettriche sono una delle poche grandi opere di ingegneria belle e benefiche prodotte dalla mano dell’uomo. Soppesando i pro e i contro, e considerando che mi sembra improbabile che saremo mai disposti a rinunciare all’elettricità, questa fonte di energia, ben progettata e nei luoghi adeguati, è quella che dovremmo continuare a sostenere.

Invece di dormire sui presunti allori dei nostri pozzi di petrolio inesplorati dovremmo concentrarci sulle energie pulite

In Colombia dovremmo anche intraprendere progetti più ambiziosi per stimolare l’uso delle auto elettriche. Se in Francia la Renault ha accolto la sfida di Macron, non capisco cosa stiamo aspettando noi perché, per esempio, la fabbrica di assemblaggio colombiana della Renault cominci a produrre anche auto elettriche, magari con qualche agevolazione fiscale da parte dello stato per stimolare il trasporto pulito, e con degli investimenti per creare stazioni di ricarica delle batterie. Si calcola che nel 2025 le automobili elettriche costeranno quanto quelle a scoppio.

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Invece di dormire sui presunti allori dei nostri pozzi di petrolio inesplorati o di nuove miniere di carbone che non sapremmo a chi vendere, dovremmo concentrarci sulle energie pulite: quella solare, che ha un enorme potenziale nel dipartimento dell’Orinoquía, e quella idroelettrica, non sfruttata a sufficienza, a cui si impongono continuamente ostacoli esagerati e inutili.

Non ha senso che un piccolo gruppo di importatori continui a riempirsi le tasche importando veicoli cinesi con motori estremamente inquinanti. A ricevere agevolazioni dovrebbero essere le biciclette elettriche o i motoveicoli elettrici a bassa velocità. E i veicoli che emettono anidride carbonica dovrebbero essere tassati di più.

(Traduzione di Francesca Rossetti)

Questo articolo è uscito sul quotidiano colombiano El Espectador.

Héctor Habad Faciolince sarà al festival di Internazionale a Ferrara dal 29 settembre al 1 ottobre 2017.

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