Un Natale in Italia

23 dicembre 2014 19:33

24 dicembre 1940. Non c’è compassione, né pietà. Immaginiamo di sfogliare il quotidiano La Stampa, il giornale oggi diretto da Mario Calabresi e dal suo vice Massimo Gramellini. Scorriamo fino alla terza pagina. Mancano quasi del tutto riferimenti a strenne, zampogne, palle colorate, statuine del presepe. È il primo Natale di guerra. Al centro del foglio spicca una sequenza. Titolo: Accaparratori ebrei. Il giornale mostra di aver appreso la tecnica del montaggio, piegandola agli scopi della propaganda razziale dissimulata nella cronaca di guerra. Accaparratori ebrei è la breve storia, raccontata in quattro scatti, di un ebreo di Lublino. L’uomo, “sperando forse in un compenso”, ha denunciato alla polizia tedesca altri ebrei, colpevoli di aver nascosto in cantina una quantità di derrate sottratte al razionamento.

(Dr)

Quattro anni dopo. 1944. Quinto Natale di guerra. Ai militari di stanza nella provincia di Torino vengono distribuiti dei pacchi dono. Contengono un panettone, un libro, una razione di liquore o di vino, un pacchetto di sigarette Nazionali, una matita, 10 fogli e 10 buste di carta da lettere. Ai reparti dislocati lungo il confine vengono distribuiti anche degli apparecchi radio e delle fisarmoniche.

(Dr)

1945, la guerra è finita da otto mesi. In occasione del primo Natale di pace, il presidente del consiglio, Alcide De Gasperi, ha pronunciato un messaggio radiofonico, rivolto ai nostri prigionieri di guerra: “Forse voi, dopo tanti anni, non potete immaginare l’aspetto di questo Paese percorso e devastato da una guerra disastrosa […] Paese seminato di rovine, paralizzato nelle comunicazioni e nelle industrie, insidiato dalle malattie, compagne della guerra e della disfatta”. Dove abbiamo già incontrato queste parole? Forse nell’Iliade o nella Strada, il romanzo di Cormac McCarthy. “Novecentomila prigionieri e internati circa sono rientrati; anche gli altri 400 mila verranno accolti a braccia aperte. Coraggio, fratelli!”. Di seguito De Gasperi sposta l’attenzione su di un minuscolo soggetto: “Nel presepio natalizio 1945 l’Italia è rappresentata ancora da una di quelle umili figure di pastore dei classici modelli napoletani, le quali stanno rincantucciate in un angolo semibuio, mentre sfilano in piena luce, recando doni, i beati possidenti”. L’Italia rimpicciolita alle dimensioni di una statuina di terracotta. E infine conclude: “Affido alle onde dell’etere questa parola di fede”, consapevole del credo bimillenario che lo ispira, quanto di una palingenesi elettronica e massmediatica in corso.

Un articolo, apparso sull’edizione del 24 e 25 dicembre 1951 del giornale, spinge a pensare che tutto sia già cambiato. Che insomma si è ormai pienamente nel dopoguerra. L’articolo è firmato da Riccardo Morbelli, un umorista, paroliere e autore radiofonico. È diviso in due colonne e ha a che fare con i regali di Natale. Nella prima colonna Morbelli finge di essere una lei, nell’altra un lui. Una trovata da giornalismo di costume. Forse i quotidiani si stanno accorgendo di avere tra i propri lettori anche una quota di pubblico femminile. Sta veramente cambiando tutto. Come la pensa lei e Come la pensa lui. Lei decide che alla fine regalerà a lui un “cravatta-fazzolettino-taccuino in pelle”, mentre lui non riesce a decidersi.

(Dr)

La sera di Natale del 1953, Gina Lollobrigida cucinò un arrosto per il marito Milko Skofic. Alida Valli, invece, montava carica di pacchetti a bordo di un taxi. Silvana Pampanini ha ricevuto un telegramma da Gerusalemme. La stavano aspettando per uno spettacolo, ma aveva dimenticato di partire. Roberto Rossellini e Ingrid Bergman, infine, avevano spedito ai tre figli a Roma un grande pino scenografico, che venne subito preso in carico dai domestici. Il Natale 1959 il presidente del senato Cesare Merzagora lo trascorse a casa, accanto ai propri cari. I figli Anna, Luisa e Nicola gli fecero trovare una scatola di colori sotto l’albero, per invogliarlo a tornare a dipingere. A Torino, invece, un uomo camminava ubriaco nei pressi del fiume Dora, senza cappotto e con la giacca sbottonata. Secondo i testimoni l’uomo barcollando aveva gridato “Evviva il Natale!” e “Buon Natale, buon anno a tutti!”, fino a quando non era inciampato e rotolato fra le acque gelide del fiume. In quel momento sul ponte transitava in vespa un operaio delle ferriere, Filiberto Canella di 26 anni, nuotatore appartenente al Gruppo sportivo Fiat. Canella fermava il mezzo, scendeva giù dal pendio, si gettava tra i flutti e dopo qualche bracciata riusciva ad agganciare il corpo dell’ubriaco, che poi trascinava fin sopra l’argine. E così finiva un decennio, gli anni cinquanta, e ne cominciava un altro.

1963: ha detto che è stato il Natale più bello della sua vita e “ci compreremo un alloggio e quest’estate andremo al mare”. È un impiegato sposato con tre figli: Domenico di 12 anni, Carla di 10, Daniela di 6. La vigilia di Natale ha vinto ventotto milioni al Totocalcio. Aveva seguito la giornata di campionato alla radio. Poi era uscito di casa. Verso la fine del secondo tempo aveva telefonato al bar dove aveva giocato la schedina. Al telefono lo avevano informato che Sanbenedettese-Maceratese era appena finita: 2-2. Quindi aveva riattaccato e gli era scappato un grido.

(Dr)

1968: un posteggiatore abusivo, Gioacchino, 32 anni: “Per la gente come me è stato un Natale poco bello. Come capita quando mancano i soldi […] speravo di fare più quattrini. Ma a mezzanotte sono scappato a casa dai miei genitori: non ce la facevo a rimanere qui, solo come un cane fra tanta gente allegra e spensierata. Però ho perso quelli che uscivano dalle due chiese, dopo la messa. A capodanno sarò senz’altro qua, mi conviene lavorare finché posso”.

In un locale nelle vicinanze, il Le Roi, un gruppo di uomini ha trascorso la notte facendo cerchio intorno a una ragazza finlandese che ballava lo shake. La donna ha dichiarato: “Sono infelice, perché sento molto il Natale e purtroppo ho dovuto passarlo lontano dalla mia famiglia. Il mio lavoro è questo: ho dovuto ballare tutta la notte. Lo stesso farò a capodanno”.

(Dr)

A Milano, invece, duecento giovani del Movimento studentesco hanno organizzato una manifestazione di fronte alla Rinascente in piazza Duomo, per contestare il Natale consumistico. Gridano: “Io festeggio il Natale, tu festeggi il Natale, egli festeggia il Natale, noi festeggiamo il Natale, voi festeggiate il Natale, essi ci speculano sopra”.

Nel film Il Signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure Paolo Villaggio descrive il Natale a Zeudi Araya: “Oggi al mio paese è Natale. È un compleanno, insomma una festa organizzata dall’associazione commercianti, un giorno nel quale tutti si fanno dei regali”. Nello stesso anno, il 1976, un gruppo di ragazzi s’incammina verso una chiesa, in Veneto, per la messa di mezzanotte, che festeggiano con dei canti tradizionali accompagnati da una fisarmonica.

(Dr)

Da qualche altra parte, forse in città o in campagna, una famiglia del nord Italia, insieme a un gruppo di amici, festeggia con un brindisi e del panettone. Uno di loro indossa un eskimo.

(Dr)

Natale 1977. “In carcere, dove mi trovavo ancora pochi giorni fa – dice Fulvio, 21 anni, appena uscito di prigione, un passato di collegi, riformatori, carceri minorili – il Natale lo esorcizzavamo, chiedendoci l’un l’altro, durante l’ora d’aria, come lo avremmo trascorso, dove saremmo andati. Io sono stato fortunato, sono uscito qualche giorno prima. Passerò il Natale con gli amici del Gruppo Abele. Di andare dai miei neanche a pensarci, è tanto che non mi cercano…”.

1982: in fondo, a Novara, non si è trattato che di un presepe vivente, che ha sfilato in corteo per le strade del centro storico il giorno di Santo Stefano. Così sembra di capire, leggendo la cronaca. Eppure il titolista del giornale ha voluto un po’ forzare, fare critica: “Il Natale come spettacolo”. Quasi incoraggiando la lettura degli anni ottanta che verrà svolta a posteriori. Ha voluto dirci che il Natale si è trasformato in un rito consumistico, parte di uno spettacolo che ha inglobato tutti gli aspetti della vita sociale.

Il giorno di Natale del 1985, dopo aver camminato a lungo, è tornato a casa Giandomenico Amaduri, titolare di un’azienda agricola a Catania. Era stato tenuto ostaggio per cinque mesi in Calabria, dall’anonima sequestri. “Dapprima sono stato tenuto in una specie di fossa scavata nella terra, poi sono stato trasferito in altri posti, sempre molto angusti. Mi tenevano legato con una catena, agganciata dapprima ad un piede e poi al collo, come un cane. Per quanto riguarda il cibo, loro hanno cominciato il sequestro con l’idea che dovevo dimagrire, in modo da impressionare la famiglia”.

Intervista al critico d’arte Gillo Dorfles del 23 dicembre 1993, apparsa nei giorni dello shopping natalizio: “Gli oggetti di cui l’uomo si è circondato hanno avuto fin dalle origini una funzione pratica: le anfore, le lampade, le stoviglie, gli orci […] L’uomo ha sempre collezionato oggetti con un potere magico. E ai nostri giorni noi ci teniamo intorno molti oggetti che non hanno nessuna funzione, non sono neanche belli, ma hanno questo potere di incanto, o di memoria…”. Per il Natale 1995 il ministro del tesoro, Lamberto Dini, ha trovato sotto l’albero un pigiama di seta rossa. Carlo Ripa di Meana dei Verdi, invece, un paniere in ferro battuto per la raccolta delle fragole. Il ministro della sanità, Raffaele Costa, avrebbe apprezzato una radiosveglia. Il ministro di grazia e giustizia, Alfredo Biondi, invece, ha ricevuto in regalo qualche libro, una penna Aurora, una Mont Blanc e l’abbonamento a Tele+.

Ad Alagna, nel Natale del 2001, è stato realizzato un presepe con le torri gemelle di New York, in ghiaccio, alte sei metri.

(Dr)

Sabato 29 dicembre 2001, al Le Cave di Vintebbio a Serravalle, è stato organizzato un “Euro party”, con “giochi divertenti per misurarsi con la nuova moneta, euroconvertitori, portaeuro e fashion gadget”. Sulla pagina degli appuntamenti i quotidiani segnalano le proposte del clubbing durante le feste. Colpiscono i locali notturni nati tra gli anni novanta e duemila, per l’onomastica espressiva della nuova macedonia tropicale di segni, culture, in cui si è immersa l’Italia. Victor Latino, Tribù Latina, Hamburger Boy, Dream Bar, Flanagan’s Pub, Villa Revolution Pub, Isterika Pub, Water World, Laspirina, Chiringuito Cubano, Spirito Di Vino, Café Del Mar, Takabanda, Charly Max, Barrumba, Empire Cyber Club, Fluke, Agorà, Jumanji Café, Papagayo, Privilege, Buena Onda, Chica Loca, Bananarama, E-lastico, Old Fashion.

La Fratelli Carli d’Imperia, azienda che produce olio d’oliva, per il Natale 2008, post crisi dei subprime, ha deciso di detassare le tredicesime ai propri dipendenti. L’operazione era già stata proposta dal governo, ma poi accantonata. “Abbiamo voluto procedere privatamente”, ha dichiarato l’amministratore Gianfranco Carli, “anche se i costi sono ovviamente doppi, perché riteniamo che in questo momento sia necessario dare un segnale forte di fiducia nel sistema e di sostegno ai consumi”.

Nel 2009 Antonio Di Pietro scrive una letterina di Natale: “Caro Gesù Bambino, con il diavolo non si può dialogare e qui c’ è un diavolo al governo”. Due anni dopo Corriere.it pubblica una foto navigabile, già uscita in edicola su Chi. La foto ritrae la tavolata di Natale della famiglia Berlusconi a villa San Martino. Spostando il cursore sull’immagine possiamo zoomare, muoverci in alto e in basso, spaziare, osservare da vicino immersi in un rosso natalizio tutti i trentadue protagonisti – alcuni sconosciuti – e quasi guardarli negli occhi, mentre loro guardano noi.

(Dr)

Oggi è il Natale 2014. A Bologna è stata accesa una luminaria, opera di un’artista, Luca Vitone e curata da Martina Angelotti. Titolo Souvenir d’Italie (lumières), ispirato a un dipinto di Giorgio De Chirico. “Un quadro che racconta un’Italia immobile”, ha detto l’artista. La luminaria è stata allestita sopra un ponte che attraversa la stazione colpita da una bomba il 2 agosto 1980. È formata da diversi elementi: un occhio, un triangolo e un secondo triangolo da cui si generano dei raggi. Guardati in prospettiva formano un occhio inscritto in un triangolo. Si tratta di un simbolo egizio, poi assunto dalla massoneria e in seguito dalla Loggia P2 di Licio Gelli, condannato per depistaggio al processo sulla strage di Bologna. L’opera ha aperto una polemica, vari flame, sulla stampa e in rete. In molti hanno pensato si trattasse addirittura di un’apologia della P2 e ne hanno discusso su Facebook. Una consigliera del Partito democratico in comune, Raffaella Santi Casali, nata nel 1959, ha scritto sul suo account: “Io sono la solita sempliciotta provinciale, ma se una cosa mi ricorda morte, lutto e orrore non ci faccio gli addobbi di Natale”. Come foto profilo usa un’immagine di qualche decennio fa: la casalinga di Voghera. Qualche ora dopo, infine, ha scritto uno status: “Ecco, il concerto di Natale è una cosa da Natale”.

(Dr)

Ivan Carozzi lavora a La 7. Ha scritto per diversi quotidiani e periodici. È autore di Macao, un ebook sulla vicenda della torre occupata a Milano. È autore di un reportage narrativo sul romanziere Michel Houellebecq e il movimento raeliano, Figli delle stelle. Dal settembre 2012 tiene un tumblr sul quindicennio 1970-1985.

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