Confermato il carcere per la maggior parte degli indagati nell’inchiesta Mafia capitale

Restano quasi tutte in piedi le accuse nell’ambito dell’inchiesta Mafia capitale. Il tribunale del riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per la maggior parte degli indagati che tramite i legali avevano fatto ricorso

“Mafia capitale? Mi faccio una risata”

10 dicembre 2014 12:01

In attesa del seguito già annunciato, episodi e personaggi di Mafia capitale – la cupola mafiosa che ha messo le mani su appalti e finanziamenti pubblici e che è stata scoperchiata dall’inchiesta della procura di Roma – continuano a essere raccontati dai quotidiani come una serie a puntate, ricca ancora di rivelazioni.

Il Fatto Quotidiano Torna sulla presenza di Salvatore Buzzi e della cooperativa 29 giugno alla cena romana per finanziare il Partito democratico. Lo fa con una intervista al braccio destro di Salvatore Buzzi, Claudio Bolla, che già l’altra sera davanti alle telecamere di Piazza pulita aveva raccontato di quel tavolo per cinque pagato da Buzzi. Oggi, però, intervistato da Antonio Massari, Bolla fa un’altra rivelazione: Massimo Carminati, il capo dell’organizzazione criminale scoperta dalla procura di Roma, sarebbe stato socio della cooperativa rossa fondata da Buzzi. Così gli aveva raccontato lo stesso Buzzi. Bolla dice che vuole verificarlo nell’elenco dei soci: “Pensi che l’abbiamo cercato per quattro giorni, da quando ci sono stati gli arresti, e l’abbiamo trovato soltanto oggi: sono tre faldoni di nomi”.

Corriere della Sera C’era un secondo libro nero usato per la contabilità segreta di Mafia capitale, l’organizzazione criminale che, secondo la procura di Roma, aveva al vertice l’ex terrorista di destra Massimo Carminati e pagava funzionari corrotti e politici. È stato ritrovato in casa di uno dei collaboratori di Salvatore Buzzi, il fondatore della cooperativa di ex detenuti diventato sodale di Carminati. Il metodo è lo stesso usato nell’altro libro paga, sequestrato a casa della segretaria di Buzzi, Nadia Cerrito, il giorno degli arresti. Una lettera puntata che rimanda al nome di chi ha ricevuto la tangente, seguita dalla somma pagata. E dalle migliaia di pagine dell’inchiesta, l’inviata del Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini tira fuori anche il nome della senatrice del Partito democratico Anna Finocchiaro. A citarla in una intercettazione è Luca Odevaine, l’ex vicecapo di gabinetto di Walter Veltroni passato a procacciare appalti per l’accoglienza dei migranti: Odevaine dice che Salvatore Buzzi è riuscito a incontrare Anna Finocchiaro.

La Repubblica “Mafia capitale? Mi faccio una risata, dovevo arrivare a 55 anni per scoprirmi mafioso”. Parole di Massimo Carminati. Così riferisce alla Repubblica il suo avvocato, Bruno Giosuè Naso. Il quotidiano pubblica anche un ampio reportage di Concita De Gregorio sui luoghi del “mondo di mezzo” (qui il video di Marco Billeci). Dal distributore di benzina di corso Francia, a Roma, che “il Cecato” (Carminati è soprannominato così per via dell’occhio ferito in un conflitto a fuoco con la polizia) usava come ufficio, al bar del Circolo Rai di Tor di Quinto, gestito da Giuseppe Ietti, l’uomo che curava i catering della banda.

Il Giornale Dalle carte dell’inchiesta spunta anche un riferimento alla Nuvola di Massimiliano Fuksas, il progetto di un centro congressi (con albergo annesso) che ha visto lievitare negli anni tempi e costi di realizzazione. In una intercettazione, l’ex direttore commerciale di Finmeccanica, Paolo Pozzessere, va a trovare Carminati nel suo “ufficio” a corso Francia e gli chiede se sa di “impicci” relativi alla Nuvola. In un altro passaggio, invece, il commercialista Luigi Lausi, è furibondo. Si parla di soldi e di ministero delle finanze. Dice di aver consegnato una relazione sulla Nuvola ma che “l’operazione” è fallita per colpa di un responsabile del ministero che “non ha fatto capire un cazzo a Fassina, deus ex machina insieme a Di Stefano di questa operazione”. Il riferimento è all’allora viceministro all’economia Stefano Fassina e al deputato Marco Di Stefano, finito agli arresti per la tangente sull’affitto esorbitante pagato dalla regione Lazio al costruttore Pulcini. Ma nell’articolo vengono nominati anche Massimo D’Alema e il ministro dell’interno Angelino Alfano. “Di quale operazione si tratti non è dato sapere”, aggiunge l’autore dell’articolo, Massimo Malpica.

Il Fatto Quotidiano/2 “Mamma mia… cacciano via pure er Papa… tu t’immagini entri a far parte dâ sicurezza ar Vaticano…”. Mario Diotallevi, il figlio del boss indagato come referente di cosa nostra a Roma, ha un sogno: entrare in Vaticano. Anzi, di più: sogna che il suo amico Paolo (per gli inquirenti Paolo Oliverio, finito in carcere per la truffa all’Ordine dei Camilliani) diventi il capo della sicurezza vaticana e lo prenda a lavorare con sé. Ne parla con il padre in una lunga conversazione intercettata dai carabinieri del Ros e riportata da Davide Vecchi sul Fatto Quotidiano. Fantasticherie lontane dalla realtà. Anche se Mario in Vaticano ci entra davvero: per andare a trovare monsignor Angelo Comastri, vicario generale del papa.

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