Confermato il carcere per la maggior parte degli indagati nell’inchiesta Mafia capitale

Restano quasi tutte in piedi le accuse nell’ambito dell’inchiesta Mafia capitale. Il tribunale del riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per la maggior parte degli indagati che tramite i legali avevano fatto ricorso

“Dacce ’na mano”

15 dicembre 2014 14:35

C’è chi si è dimesso perché indagato. Rita Cutini, assessora alle politiche sociali di Roma, legata a Sant’Egidio, ha lasciato il Campidoglio, dicendo: “Sono stata il granellino di sabbia che inceppava il meccanismo”. Il meccanismo era quello che per anni ha portato milioni di euro nelle casse di Mafia capitale, l’organizzazione criminale guidata da Massimo Carminati, ex militante dei Nuclei armati rivoluzionari, e da Salvatore Buzzi, presidente della cooperativa 29 giugno. Dal Campidoglio, dove oggi arriveranno i commissari inviati dal prefetto di Roma, l’ex assessora se ne è andata sbattendo la porta: “Basta al malaffare”. L’atto d’accusa con cui dice addio alla giunta Marino è oggi su tutti i quotidiani.

La Repubblica “Dacce ’na mano perché stamo veramente messi male co’ la Cutini”, dice in un’intercettazione Salvatore Buzzi al vicesindaco Luigi Nieri. L’organizzazione guidata da Buzzi e da Carminati tramava per suggerire un direttore del dipartimento politiche sociali manovrabile, Rita Cutini scelse un nome a loro sgradito. “I fatti giudiziari mostrano che il lavoro che ho fatto è stato tale da costituire un muro ai tentativi delle organizzazioni criminali di ottenere incarichi illeciti”, rivendica Rita Cutini. Il sindaco Ignazio Marino, che da tempo meditava di sostituirla, ha deciso lo stesso di fare a meno di lei. Costretta alle dimissioni, se ne è andata denunciando “l’assenza di un progetto corale, a partire dal sociale e dalla solidarietà, mirato a spezzare il circolo di connivenze criminali emerso dall’inchiesta”.

Il Giornale Sui quotidiani di oggi ci sono poche informazioni sulla nuova assessora alle politiche sociali di Roma. Francesca Danese, nata nel 1965, è presidente dei Centri di servizio per il volontariato, ha mosso i primi passi con l’Anlaids, l’associazione nazionale per la lotta all’aids. Fu lei un anno fa a organizzare insieme alla Caritas i funerali per Andrea, trans colombiana uccisa a bastonate vicino alla stazione Termini. Il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti è l’unico a dare notizia che Danese è anche la nipote di Giulio Andreotti.

La Repubblica/2 Salvatore Buzzi faceva affari sulle miserie altrui. Una analisi di Federico Fubini dice che proprio dove c’è più povertà, prospera il voto di scambio. Non solo a Roma, in tutta Italia il voto di scambio è più diffuso proprio nelle aree dove c’è meno benessere. Per lo più al sud.

Il Fatto Quotidiano Nel numero del lunedì c’è un ampio racconto sulle origini di Mafia capitale. Angela Camuso (autrice di Mai ci fu pietà, una storia della banda della Magliana, dal 1977 a oggi), tira fuori dal cassetto la dichiarazione di un pentito, Dario Marsiglia, che nel 2003 raccontò come gli eredi del boss Renatino De Pedis gestissero molti locali nel centro di Roma. E come la banda della Magliana si stesse “ricostituendo”.

Libero Intanto Giorgia Meloni, leader dei Fratelli d’Italia, fa sapere che è pronta a candidarsi a sindaco di Roma, quando Ignazio Marino lascerà: “Appena il Partito democratico manderà a casa Kung fu Panda Marino”.

Il Fatto Quotidiano/2 “A Roma stanno succedendo troppe cose, non vorrei che fosse coinvolto anche il calcio”. La sua squadra ha appena perso con la Roma, anche per colpa di un gol annullato, quando Enrico Preziosi, presidente del Genoa, evoca l’ombra di Mafia capitale. Un’accusa “inquietante”, lanciata senza ulteriori spiegazioni, annota Gianpiero Calapà. Certo, nelle intercettazioni dell’inchiesta condotta dalla procura di Roma ci sono anche, non indagati, i nomi di un giocatore della Roma, Daniele De Rossi, e dell’ex direttore sportivo Daniele Pradè (in contatto con Carminati).

Il Tempo Gli uomini di Mafia capitale volevano mettere le mani anche sui fondi della regione Abruzzo per la ripresa dopo il terremoto del 2009, dirottandoli sull’hotel Federico II all’Aquila. Sul Tempo la mappa dei 130 beni sparsi tra il Lazio e Londra sequestrati a Massimo Carminati e ai suoi uomini.

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