21 aprile 2016 09:19

Voi passate la notte in piedi in place de la République e io passo la notte con voi, in piedi, ad Atene. Il giorno finisce un’ora prima qui, e il cielo si tinge di rosso dietro il Partenone, come l’immagine di un salvaschermo che poi sfuma a Parigi. La rivoluzione (la vostra, la nostra) impone sempre di svegliarsi nel cuore della notte: bisogna attivare la coscienza proprio quando questa dovrebbe spegnersi. La rivoluzione (la vostra, la nostra) è sempre un divenire trans: occorre mobilitare uno stato di cose esistenti per condurle fino a uno stato altro, che solo il desiderio conosce.

Voi trascorrete la notte in piedi in place de la République mentre un gruppo di rifugiati si riunisce per creare la Silent university, in una casa occupata di Exarcheia, ad Atene.

Nella sala si parlano tante lingue quasi quante sono le persone presenti. Una catena di traduzioni spiega il funzionamento di questa università creata a Londra, nel 2012, dall’artista Ahmet Ögüt, e ricreata in seguito, tra gli altri luoghi, a Stoccolma, Amburgo o Amman. La frase “tutti hanno diritto d’insegnare” risuona una decina di volte, in urdu, farsi, arabo, francese, curdo, inglese, spagnolo o greco.

Cittadinanza mondiale

Pensata come una piattaforma autonoma di scambio di conoscenze tra migranti, quest’università permette a quanti sanno qualche cosa e a quanti desiderano apprenderla d’incontrarsi, indipendentemente dall’approvazione accademica e dal riconoscimento istituzionale dei titoli, della lingua parlata o dei processi d’acquisizione della residenza o della nazionalità. Qualcuno dice: “Da quando ho fatto domanda d’asilo, non ho più niente. L’unica cosa che ho è il tempo, e durante questo tempo, potrei imparare e insegnare”.

È in questo tempo apparentemente morto dell’attesa burocratica che l’artista in esilio Hiwa K ha imparato a suonare la chitarra classica, seguendo dei corsi con Paco Peña in Inghilterra. La risposta del governo inglese per ottenere la nazionalità non è mai arrivata ma Hiwa K suona il flamenco come se fosse nato a Cordoba.

Ecco alcuni titoli dei corsi proposti alla Silent university: storia irachena, letteratura curda, Erodoto e la civiltà dei Medi, fondamenti dell’asilo politico secondo la convenzione del 1951, come creare la propria impresa, storia del cibo attraverso le arti visive, calligrafia araba. Espropriandolo del suo statuto di cittadino politico, il migrante in esilio è ridotto alla passività e al “silenzio”. La Silent university cerca, invece, di attivare una nuova cittadinanza mondiale.

Abbiamo il diritto di fotografare un migrante che arriva sulle coste di Lesbo mentre stringe a sé il corpo del suo bambino morto?

Voi passate la notte in piedi in place de la République e il collettivo di registi anonimi Abounaddara diffonde ogni venerdì, dall’inizio della rivoluzione siriana, un filmato che racconta – tramite il documentario o la finzione – la vita del popolo siriano, lontano dalle rappresentazioni mediatiche dell’occidente cristiano e del mondo musulmano. Come nasce e si diffonde l’immagine? Perché nessuno ha visto le vittime dell’11 settembre mentre i corpi massacrati di Aleppo appaiono sulle prime pagine dei giornali? Abbiamo il diritto di fotografare un migrante che arriva sulle coste di Lesbo mentre stringe a sé il corpo del suo bambino morto?

In risposta all’appropriazione mediatica e amministrativa dell’immagine, Abounaddara propone d’aggiungere un emendamento alla Dichiarazione universale dei diritti umani che riconoscerebbe come fondamentale il diritto all’immagine.

Voi passate la notte in piedi in place de la République mentre altri corpi si svegliano ad Amman, Damasco o Atene. Verrà l’esperto e verrà la sua diagnosi, verranno lo storico e la sua memoria, verranno il professore e il suo titolo, verranno i politici e i loro partiti. Vi diranno che siete pazzi e che siete degli ingenui. Vi diranno che è impossibile che quanti non sanno insegnino. Vi diranno che ogni giornalista ha il diritto di fare il suo lavoro e informare. Vi diranno che è già successo e che non è servito a niente. Vi diranno che l’importante è tradurre la forza delle piazze nelle urne.

Ma la rivoluzione non ha altro scopo al di fuori del processo di trasformazione che sperimenta. Quel che serve, come dice Bifo, è erotizzare la vita quotidiana, è liberare il desiderio fatto prigioniero dal capitale, dalla nazione o dalla guerra, per redistribuirlo nel tempo e nello spazio, che tutto attraversa e che ci attraversa tutti.

Ci svegliamo nel corso del giorno come se il giorno intero fosse la notte. Apprendiamo da coloro a cui non è permesso insegnare. Occupiamo tutta la città come se tutta la città fosse place de la République.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito sul quotidiano francese Libération.