Best of bestia

11 ottobre 2018 17:55

1. Simona Norato, Scegli me tra i bisonti
Una delle varietà di mammifero preferite di questa rubrica è la Cantautrice sicula. È un pregiudizio al contrario: è una terra fertile, le donne s’immagina non abbiano vita facile e, se sanno cantare storie, conquistano noi sul continente. La Norato ha un fiancheggiatore del calibro di Cesare Basile (e ha fatto parte dei Caminanti), che con la sua ferraglia crea steccati di fil di ferro intorno a parole di poco conforto. L’album Orde di brave figlie ha un titolo tra i più allettanti ma poco di consolatorio. Quasi nulla di facile, ma uno spirito di ragazzacce.


2. Any Other, Mother goose
Come in una tavola da favola di Richard Scarry, sembra solo un titolo simpatico. Poi quella che minaccia di essere una filastrocca incomprensibile si svela un dramma della nostalgia, e ha una rivendicazione: “My happyness does not depend on anybody else”. E così si costruisce il momento culminante di una canzone. Anche se altrove, nel suo album Two, geography, la cantante Adele Nigro si avventura valorosa in voli più strumentali (la title track) o in delicatessen sperimentali, è la sincerità lacerante il ricordo forte che lascia dietro di sé.


3. Herself, The beast of love
Questa cosa di Gioele Valenti sa di indie international (feat. Jonathan Donahue dei Mercury Rev), come la sua ombrosa Palermo da gobbi di Notre Dame del video. Come quell’aria di folkedelia, reggae delle brume e malinconia British. È cosa da uno che ha già fatto album da mostro sacro e può permettersi di fare la “ballata midtempo” con il pilota automatico. Invece qui c’è un giovane talentuoso che non ha ancora sfondato. Buono l’album, Rigel playground. E meglio questa Beast d’amore che non la Bestia salviniana di cui narrano le cronache, eh.


Questa rubrica è uscita il 5 ottobre 2018 nel numero 1276 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati

pubblicità

Articolo successivo

Francia e Regno Unito in crisi d’identità
Pierre Haski