23 ottobre 2012 10:51


Argo è un film di fantascienza, uno dei tanti film che parlano di mondi lontani in cui degli oppressori intergalattici vengono sfidati da un manipolo di eroi. Uno dei tanti che tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta hanno cercato di sfruttare la scia di Star Wars. Argo non è mai stato realizzato, almeno fino a oggi. Peccato – o forse dovremmo dire per fortuna – che non è più un film di fantascienza, ma un thriller politico che evoca atmosfere e maniere di quei film degli anni settanta in cui gli agenti della Cia erano ancora bravi ragazzi e che racconta la storia scritta sui libri da un’angolazione insolita.

La storia di cui parliamo è la crisi dei 52 ostaggi dell’ambasciata statunitense a Teheran, che per più di un anno dal 4 novembre 1979 al 20 gennaio 1981 rimasero prigionieri della neonata repubblica islamica dell’Iran, il nascente regime degli ayatollah. Il punto di vista è quello di un agente della Cia, uno specialista, esperto nel far fuoriuscire clandestinamente le persone da paesi in cui è in atto una rivoluzione. Il suo nome, Tony Mendez, lo troviamo nei libri di storia solo dal 1997, anno in cui l’operazione segreta di cui fu protagonista fu resa pubblica dall’amministrazione Clinton.

Argo comincia con una bellissima sequenza che mescola fumetti e materiale d’epoca raccontando il crollo delle relazioni tra Stati Uniti e Iran, che culminano nel momento in cui Washington accoglie lo scià Reza Pahlavi in fuga dal suo paese. Gli studenti assalgono l’ambasciata statunitense di Teheran e il tutto ci è raccontato con un’altra notevole sequenza in cui le riprese del film sono sapientemente mescolate con materiale d’archivio. Sei impiegati dell’ambasciata riescono a uscire di nascosto e a trovare rifugio nella residenza dell’ambasciatore canadese in Iran.

Ben Affleck, produttore e regista del film, è anche l’interprete di Tony Mendez, a cui viene affidato l’incarico di far uscire segretamente dall’Iran i sei funzionari sfuggiti alla cattura. Vedendo una sequenza di Anno 2670 ultimo atto, un sequel del Pianeta delle scimmie, Mendez ha l’illuminazione. Creare una finta produzione cinematografica canadese alla ricerca di location esotiche in Iran e tirare fuori i sei fuggitivi facendoli passare per componenti della produzione arrivati nel paese pochi giorni prima.

E qui entra in gioco la fantascienza. Per creare questa finzione è necessario mettere in piedi una finta produzione che passi per vera. Mendez quindi va a Hollywood e coinvolge John Chambers, mago del make-up, vincitore del premio Oscar per Il pianeta delle scimmie, interpretato da un divertito e divertente John Goodman. A loro si unisce un produttore Lester Siegel, vecchia volpe di Hollywood, interpretato da un ancor più divertito e divertente Alan Arkin. La parte hollywoodiana è quasi comica, si ride parecchio e ci viene suggerito che gli ayatollah non sono più agguerriti dei funzionari del sindacato scrittori della Mecca del cinema.

Della trama sappiamo abbastanza. Solo un’ultima nota sulla sequenza in aeroporto, la sequenza di maggior tensione di tutto il film. Il climax è costruito alla perfezione anche facendo affidamento sull’ansia che coglie molti di noi quando chiamano l’imbarco del nostro volo e cominciamo a pensare con insistenza al momento in cui scenderemo dall’aereo, a viaggio terminato.

Questo è un film molto ben fatto. Sorprende la maturità raggiunta da Ben Affleck, soprattutto come regista e produttore. Nessuno l’avrebbe mai detto, credo, ai tempi di Armageddon o di* Pearl Harbor*. E invece ora non ci si stupisce di vederlo accanto a George Clooney nella produzione di un film che è un tributo a un’epoca in cui i film di Hollywood erano senz’altro migliori di quelli che si vedono oggi in circolazione.

Quello che scrive Richard Brody sul New Yorker mi sembra il miglior modo per chiudere: “Argo è un omaggio a un vecchio modo di fare cinema, che fu scacciato da Hollywood dai grandi campioni d’incasso per giovanissimi come Star Wars. Un tributo non a Hollywood in quanto tale, ma a quei classici drammi per adulti che Hollywood non produce più. Forse sono moneta fuori corso perché non rispecchiano più il mondo com’è oggi. Ma Affleck si attacca alla ferrea solidità di un nostalgico tributo a un settore e a un mondo di una volta”.

Il film uscirà nelle sale l’8 novembre.

Argo sulla stampa straniera

In definitiva questa è una storia di come l’astuzia può vincere sulla violenza: un omaggio e al tempo stesso un ottimo esempio di quello che si può fare puntando sull’intelligenza.

Manohla Dargis, The New York Times

Avete sentito dire in giro che il cinema sta morendo? Che i film sono al capolinea? Che Hollywood non fa più film per gente adulta? Be’ sono tutte idiozie. O, almeno, Argo sembra dire esattamente il contrario.

Ann Hornaday, The Washington Post

Dopo tre film da regista Ben Affleck non dà alcun segno di cedimento sul piano artistico né di esitazione nelle sue ambizioni. Con Argo non si è scelto un compito semplice, ma ne esce a pieni voti: è avvincente, urgente, divertente e serio.

Tim Robey, The Daily Telegraph

Ambientato in tre location – Washington, Teheran e Hollywood– il film fa un ottimo lavoro mantenendo in equilibrio con l’abilità di un giocoliere le risate di una commedia con i brividi per un thriller ispirato a una storia vera. Affleck fa un ottimo lavoro di ancoraggio alla realtà, dando vita a un protagonista plausibile e dando un fascino rilassato a un film che, nel suo cuore, suggerisce che l’intelligenza è preferibile alla forza.

Damon Wise, Empire

Un intelligente fumettone basato su eventi storici, una satira sul mondo dello showbusiness, visto dall’interno, un esercizio di ispirato patriottismo… Argo è un film composto da più parti, la cui somma può essere descritta come un piacevole omaggio alla cialtroneria hollywoodiana.

*Liam Lacey, The Globe and Mail *

Il miglior film di Ben Affleck, basato su una storia vera, racconta come la Cia e Hollywood hanno ingannato l’Iran. Argo punta all’Oscar, ma è anche un film che ha un sicuro avvenire al box office.

Lou Lumenick, New York Post

Un thriller politico con un’anima comica. Il piano della Cia per riportare a casa i fuggitivi si basa sull’idea che le autorità iraniane pensano che il panorama del loro paese sembri “extraterrestre”. E poi la parte migliore di Argo, scritto da Chris Terrio, è quella ambientata a Hollywood. La satira sul mondo del cinema è solida e accurata. Gli spietati produttori non sono mai sembrati così patriottici e Alan Arkin e John Goodman raramente sono sembrati così a loro agio.

Peter Rainer, The Christian Science Monitor