Jojo Rabbit. (Dr)

Jojo Rabbit e gli altri film del weekend

Jojo Rabbit. (Dr)
17 gennaio 2020 17:53

Vincitore del premio del pubblico al festival di Toronto e fresco di sei nomination agli Oscar (tra cui miglior film e miglior attrice non protagonista), dopo la presentazione, in autunno, al festival di Torino, arriva nelle sale Jojo Rabbit di Taika Waititi. Il piccolo Jojo (Roman Griffin Davis) non sta nella pelle per l’inizio del suo campo di addestramento con la gioventù hitleriana e si prepara spiritualmente parlandone con il suo amico immaginario, Adolf, il führer in persona (interpretato dallo stesso Waititi, in chiave decisamente comica). Al campo, diretto da un capitano dell’esercito vagamente depresso (Sam Rockwell, bel personaggio, molto originale), le cose andranno malissimo, ma Jojo non si perde d’animo e cerca modi alternativi per rendersi utile alla causa.


Tutta la prima parte del film è piuttosto divertente e originale, anche se non è la prima volta che i nazi sono presi per i fondelli. Ma Jojo Rabbit non finisce qui e nella seconda parte, mentre si abbassa la marea della propaganda e gli orrori del nazismo cominciano a venire a galla, pur rimanendo una commedia, il film ci costringe a tirare fuori i fazzoletti. Le due parti comunicano grazie al piccolo Jojo, un bambino “salvato” dalla dolcezza di due figure femminili: Scarlett Johansson che interpreta Rosie, sua madre, e la giovane Thomasin McKenzie (già apprezzata in Senza lasciare traccia di Debra Granik) che interpreta Elsa, una ragazzina ebrea che Rosie ha nascosto dentro casa, determinante per liberare Jojo dall’ingombrante amico immaginario. In quota nazi ridicoli vanno assolutamente citati Stephen Merchant nei panni di un idiota della Gestapo e Rebel Wilson in quelli di un prototipo della fanatica di regime.


Con Richard Jewell il grande Clint Eastwood racconta la storia di come una persona comune può rimanere schiacciata da un sistema e da una società che ama affidarsi ai pregiudizi. Nel luglio 1996 un attentato fece due vittime e un centinaio di feriti ad Atlanta, in Georgia, dove di lì a poco sarebbero state inaugurate le olimpiadi. Jewell era una guardia giurata che scoprì l’ordigno e diede l’allarme, contribuendo a rendere molto meno gravi le conseguenze dell’attentato. Il film di Eastwood racconta in modo molto lineare i fatti che portarono Jewell a essere trattato prima come un eroe, poi come un sospetto. Sospetti costruiti sulla base del pregiudizio, perché nei fatti Jewell era una specie di disadattato.

Perfetto per il ruolo di Jewell, Paul Walter Hauser, che contribuisce attivamente alla costruzione del pregiudizio. Forse lo ricorderete nei panni dell’amico mitomane del marito di Tonya Harding, in Tonya. Qui sembra quasi lo stesso personaggio. Anche grazie a lui Eastwood ci mette quasi in condizione di dubitare che Jewell possa essere colpevole. Anche perché ad accusarlo ci sono un affascinante agente dell’Fbi (Jon Hamm) e una giornalista bella quanto arrivista (Olivia Wilde). La trappola è costruita. E non importa se un avvocato incazzoso (Sam Rockwell, ancora lui) riesce a tenere Jewell fuori dai guai. L’America che ama ingurgitare le brutte storie raccontate dalla stampa sensazionalista ha già deciso.


Severin Fiala e Veronika Franz (per la cronaca, la moglie di Ulrich Seidl) sono due registi austriaci che firmarono l’inquietante Goodnight mommy, presentato a Venezia. In quel film, in una bellissima e isolata villa nelle Alpi austriache, una coppia di gemelli di nove anni cominciava a sospettare che la donna appena uscita da un’operazione di chirurgia plastica non fosse la loro vera madre, ma un’altra donna, un’impostora. Premessa inquietante che man mano che la storia procede si trasforma nella trama di un horror. In The lodge, debutto nordamericano (canadese) dei due registi austriaci, lo schema è simile.

Per presentare la sua futura sposa ai suoi figli quasi adolescenti, un uomo riunisce la famigliola in una grande casa isolata. In un’atmosfera rarefatta e glaciale la naturale diffidenza dei ragazzi per la “nuova mamma”, anche lei un po’ misteriosa, prende una piega davvero inquietante. Nel ruolo della nuova fidanzata di papà c’è Riley Keough, che ci aveva già affascinato in La fortuna dei Logan di Steven Soderbergh e turbato nella serie tv The girlfriend experience, prodotta sempre da Soderbergh. Keough sembra una versione più algida e altera della giovane Alicia Silverstone che in The lodge interpreta la madre dei due ragazzini.

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