11 marzo 2020 11:57

Gli uomini della provvidenza hanno la tendenza a presentarsi come insostituibili, e a forza di spazzare via tutti i potenziali rivali finiscono per diventarlo davvero. Vladimir Putin, ormai da vent’anni alla guida della Russia, è uno di loro.

A gennaio il presidente russo, dopo aver ottenuto facilmente nel 2018 un mandato che terminerà solo nel 2024, ha preparato una riforma costituzionale che sembrava dovergli permettere di conservare la sua influenza pur rispettando il limite sul numero di mandati.

Tuttavia il 10 marzo si è verificato un colpo di scena al parlamento di Mosca, quando un deputato ha proposto un emendamento che azzererebbe il conteggio dei mandati, consentendo dunque a Putin di ottenerne altri due da più di sei anni, restando in carica fino al 2036. A quel punto il presidente avrà 83 anni e avrà governato più a lungo di Stalin, ma sempre meno di Pietro il Grande, di cui Putin aveva appeso il ritratto nel suo ufficio quando era sindaco di San Pietroburgo.

Una formalità
La riforma sarà sottoposta a un referendum popolare il prossimo 22 aprile. In un paese dove chiunque si opponga a Putin lo fa a suo rischio e pericolo, il voto è poco più di una formalità.

Il 10 marzo Putin ha spiegato ai deputati che il potere presidenziale “verticale” è ancora necessario in Russia, precisando che questo sarebbe l’unico modo per mantenere la stabilità. Un giorno, ha aggiunto, non ci sarà più bisogno di questa personalizzazione del potere…

Putin si considera insostituibile perché è lui, e solo lui, a prendere qualunque decisione

Questa longevità raddoppiata di un potere assoluto costituisce una grande risorsa in un mondo che attraversa una fase di ricomposizione. Putin ha conosciuto quattro presidenti degli Stati Uniti, tre leader della Cina e quattro presidenti francesi, sviluppando un grande talento nel saper cogliere le opportunità strategiche quando si presentano, come accaduto in Siria dopo la decisione di Barack Obama di non intervenire militarmente, nel 2013.

Putin si considera insostituibile perché è lui, e solo lui, a decidere di bombardare la Siria, negoziare con la Turchia, giocare con i nervi degli occidentali e restituire alla Russia lo status di potenza temuta. E pazienza se il paese resta un attore di secondo piano in campo economico.

Cosa possiamo aspettarci dal presidente russo nei prossimi anni? Di sicuro sappiamo cosa non possiamo aspettarci, ovvero la liberalizzazione del sistema. Dal 10 marzo, quando l’opposizione ha provato a manifestare contro la riforma, il governo ha approfittato del coronavirus per vietare qualsiasi assembramento.

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Nella stessa riforma si trovano un riferimento a Dio e il divieto di contrarre matrimoni tra persone dello stesso sesso. In questo modo Putin consolida la sua visione conservatrice della storia, dopo aver dichiarato l’anno scorso al Financial Times che il liberalismo politico è ormai un’idea “obsoleta”.

Certo, c’è sempre il rischio di un mandato di troppo e di perdere quell’autorità fatta di rispetto e paura che ha permesso a Putin di diventare un Brežnev post-sovietico, a sua volta fossilizzato. Per il presidente russo esiste ancora un certo margine, e il mondo non ha ancora smesso di chiedersi quale sarà la prossima bravata del capo del Cremlino.

(Traduzione di Andrea Sparacino)