La Nigeria è il paese degli eccessi, sia in positivo sia in negativo. Quando si parla degli aspetti negativi, di solito il soggetto è Boko haram, la setta islamista che domina il nord del paese ed è responsabile di massacri e rapimenti di massa. Stavolta, però, sono le forze dell’ordine a essere chiamate in causa.

Il 20 ottobre, davanti a un’ondata di manifestazioni, il governo ha imposto un coprifuoco a Lagos, la megalopoli nel sudest del paese. Quando migliaia di giovani hanno sfidato pacificamente le autorità, alcuni elementi delle forze dell’ordine hanno interrotto la corrente elettrica e hanno sparato sulla gente.

Secondo Amnesty international sono state uccise 38 persone, a cui si aggiungono decine e forse centinaia di feriti durante una carneficina ripresa con gli smartphone. I video mostrano manifestanti disarmati mentre sono freddati alle spalle da uomini di un’unità non identificata.

Lo shock è enorme in Nigeria e nella diaspora, soprattutto negli Stati Uniti. Joe Biden, in piena campagna elettorale, ha chiesto la fine della repressione cieca e del tutto sproporzionata.

Questa crisi non è nata il 20 ottobre, ma dura ormai da settimane e aveva già provocato 18 vittime nel corso delle proteste contro una brigata anticrimine della polizia, chiamata Sars, accusata di aver commesso esecuzioni extragiudiziarie, furti e abusi nei confronti della popolazione.

La Nigeria è un grande produttore di petrolio ma è anche segnata da una corruzione strutturale

Il governo ha annunciato lo scioglimento della Sars, ma la popolazione non si fida e teme che l’unità sarà semplicemente riformata e dotata di una nuova sigla.
La crisi attuale concentra tutti i problemi irrisolti che affliggono la Nigeria da decenni. Questo paese è un miracolo permanente. Nazione più popolosa del continente africano, con circa duecento milioni di abitanti, la Nigeria è un grande produttore di petrolio ma è anche segnata da una corruzione strutturale eterna, da disuguaglianze devastanti e da grandi tensioni sociali, religiose, etniche e ambientali.

La Nigeria sarebbe dovuta crollare cento volte, e invece è ancora in piedi, e ha addirittura prodotto il primo premio Nobel per la letteratura proveniente dall’Africa (Wole Soyinka) oltre a creare Nollywood, una fucina di serie televisive apprezzate in tutto il continente. La Nigeria, inoltre, continua ad affidarsi a istituzioni di stampo britannico, con tanto di giudici imparruccati.

Questo paradosso permanente ha vissuto tanti incidenti di percorso, e quello attuale appare piuttosto serio. Gli abusi della polizia, l’assenza dello stato e la mancanza di diritti universali fanno regolarmente esplodere la rabbia della popolazione urbana, molto giovane e sottoposta al caos permanente.

Sarebbe un’illusione pensare che la crisi possa portare a una rivalutazione del modello zoppo su cui poggia il paese da decenni, tra colpi di stato militari e presidenti civili che non mantengono le promesse, il tutto sullo sfondo del terrorismo.

Ma l’attuale presidente Muhammadu Buhari, un generale in pensione, dovrà sicuramente darsi da fare se non vuole diventare il bersaglio delle manifestazioni che proseguono in diverse città della Nigeria.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Leggi anche:

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it