Azonmayon Moses, 21 anni, fa l’insegnante in una scuola elementare di Lagos, in Nigeria. Il 16 febbraio voterà per la prima volta. (Temilade Adelaja, Reuters/Contrasto)

In Nigeria i giovani sono esclusi dalla politica

Azonmayon Moses, 21 anni, fa l’insegnante in una scuola elementare di Lagos, in Nigeria. Il 16 febbraio voterà per la prima volta. (Temilade Adelaja, Reuters/Contrasto)
16 febbraio 2019 12:54

Sono la Nigeria di oggi ma restano fuori dal processo decisionale. Il 65 per cento della popolazione nigeriana ha meno di venticinque anni, ma la nuova generazione è ampiamente esclusa dall’ingranaggio politico della prima economia africana, dominata da un’élite che invecchia sempre più rapidamente. E le presidenziali del 16 febbraio si disputeranno tra due settantenni esperti degli arcani della politica.

Il capo di stato uscente Muhammadu Buhari, 76 anni, aveva occupato negli anni ottanta la poltrona presidenziale grazie a un colpo di stato, per poi essere eletto nel 2015. Il suo principale avversario sarà Atiku Abubakar, 72 anni, ex vicepresidente tra il 1999 e il 2007. “Sono sempre le stesse bugie, la stessa corruzione. Per noi non cambia niente”, ammette con rabbia un venditore ambulante, Femi Edu, parlando dei politici che si spartiscono il potere dall’avvento della democrazia, vent’anni fa.

Edu non andrà a votare. “Vogliamo solo un posto di lavoro, ma non sono capaci di darci nemmeno questo!”, dichiara Edu, disoccupato, 19 anni, che come milioni di concittadini sopravvive grazie all’economia informale.

Generazione disillusa
È la prima volta che la generazione nata dopo le dittature militari successive all’indipendenza (1966-1999) può votare per eleggere il prossimo presidente, i deputati e i governatori.

Quest’anno i nigeriani di età compresa tra i 18 e i 35 anni rappresentano il principale blocco dell’elettorato, il 51 per cento (43 milioni di persone), e sono corteggiati dai candidati attraverso i social network e le emittenti televisive. Tuttavia molti giovani, come Femi Edu, non credono più alle promesse di risanare la Nigeria, gigante dai piedi d’argilla soffocato dalla corruzione e che, nonostante le enormi ricchezze dovute al petrolio, non riesce a garantire il minimo indispensabile per sopravvivere ai suoi 190 milioni di abitanti.

“‘La politica è sporca: questo è quello che pensano i giovani. Hanno l’impressione che il loro voto non conti nulla”, spiega la cantante Celeste Ojatula, 24 anni, coinvolta nel programma Voice2rep lanciato dalla società civile per incitare i giovani nigeriani ad andare a votare. Insieme a una decina di altri artisti, Ojatula ha partecipato a tre grandi concerti rap e afrobeat, che erano gratuiti per chi presentava la tessera elettorale.

Chike Ukaegbu, 35 anni, è il candidato più giovane, e ha fatto campagna elettorale usando internet e i social network

“La maggior parte dei giovani vuole solo partire, studiare in Canada e avere una vita migliore”, aggiunge con tono pessimista un’altra cantante, Chioma Ogbonna, 30 anni. “È per questo che i giovani si iscrivono alle liste elettorali”, spiega. “La tessera non serve solo per votare, ma soprattutto a ottenere un visto o aprire un conto in banca!”.

Secondo l’editorialista politica Tabia Princewill i giovani istruiti delle città condividono questa disillusione. “Quelli che votano sono i più poveri, quelli che stanno alla base della scala sociale, perché hanno la pancia vuota e basta dargli un sacco di riso per ottenere il loro voto”, spiega Princewill. “Serviranno un altro paio di generazioni prima che le cose cambino davvero”.

Una missione quasi impossibile
Dopo anni di pressione costante da parte della società civile, un passo importante è stato fatto nel maggio del 2018 con l’edizione della legge Not too young to run (non troppo giovane per candidarsi) che ha ridotto il limite di età per i candidati alle presidenziali da 40 a 35 anni e quello per gli aspiranti governatori da 35 a 30 anni.

A quel punto Chike Ukaegbu, 35 anni, ha potuto lanciarsi nella corsa per la carica suprema. “Non ci avevo mai pensato prima”, ammette il giovane imprenditore originario del sudest del paese che vive tra la Nigeria e New York. “Non abbiamo più scuse, non possiamo più dire che ci mettono da parte”, afferma il più giovane dei 73 candidati ufficiali. “Siamo la maggioranza, tocca a noi cambiare la storia del nostro paese”.

Emmanuella Aiyeola, 19 anni, studia a Lagos, in Nigeria. Il 16 febbraio voterà per la prima volta. (Temilade Adelaja, Reuters/Contrasto)

Pochi elettori conoscono il volto di Ukaegbu, diversamente da quello dei favoriti i cui manifesti giganti sono affissi su tutti i muri delle grandi città del paese. Creatore di diverse start-up nel campo delle nuove tecnologie, Ukaegbu è convinto che le elezioni si giocheranno sui social network. Per questo, oltre che per mancanza di mezzi, ha deciso di usare internet e WhatsApp per rivolgersi ai giovani, nonostante milioni di loro vivano nelle campagne dove non c’è nemmeno una linea telefonica.

Un altro giovane ambizioso, Prince Bukunyi Olateru-Olagbegi, l’anno scorso ha creato il Partito democratico moderno (Mdp), ad appena 27 anni. Il partito conta già 65mila iscritti e due candidati alle legislative. Il programma dell’Mdp consiste nell’“offrire la speranza” attraverso investimenti massicci nell’istruzione, la creazione di posti di lavoro e il superamento delle divisioni etniche e religiose.

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Ma vincere le elezioni presidenziali in Nigeria è una missione quasi impossibile senza un appoggio politico e grandi disponibilità di denaro, ammette Olateru-Olagbegi. Per ottenere un posto alla camera dei rappresentanti, i candidati dei due principali partiti politici – il Congresso dei progressisti (All progressives congress, Apc, al potere) e il Partito democratico popolare (Peoples democratic party, Pdp) – possono spendere fino a 150 milioni di naira (più di 360mila euro) per la campagna elettorale, sottolinea Olateru-Olagbegi. “Ma bisognerà pur cominciare da qualche parte”.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Aggiornamento. Il 16 febbraio la commissione elettorale nigeriana ha rimandato le elezioni per motivi tecnici: il 23 febbraio si voterà per le presidenziali e per rinnovare l’assemblea nazionale (camera e senato), mentre le elezioni per i governatori e altre istituzioni federali si terranno il 9 marzo.

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