26 gennaio 2021 11:26

Nella grande sala del ministero della difesa di Atene, dove il 25 gennaio è stato firmato un contratto di acquisto di aerei da combattimento francesi Rafale, un grande affresco mostra Alessandro Magno a cavallo mentre combatte il nemico persiano. Oggi l’avversario della Grecia non è persiano ma turco, ed è chiaramente pensando all’attivismo geopolitico di Ankara che la Grecia si è lanciata in un ambizioso programma di acquisto di armamenti.

La ministra della difesa francese Florence Parly era ad Atene per la firma del contratto di acquisto di 18 Rafale (sei nuovi e dodici usati, provenienti dall’aeronautica francese) per un ammontare di 2,5 miliardi di euro. Una gara d’appalto per la marina sarà lanciata a breve, e la Francia risponderà presente in nome di un riavvicinamento strategico con la Grecia sempre più sbandierato.

Ci si potrebbe aspettare che spese di questo tipo, in piena pandemia e in un contesto segnato dalle enormi difficoltà economiche causate dallo stallo del turismo, scatenino un dibattito in Grecia, paese che sta ancora cercando di uscire dalla sua cura di austerità. E invece il 14 gennaio il parlamento greco ha massicciamente votato a favore dell’autorizzazione all’acquisto dei Rafale, con i soli voti contrari dei comunisti e della sinistra radicale. La cifra complessiva equivale alla metà del bilancio greco per la difesa.

Attivismo militare ed energetico
A provocare questo consenso è la Turchia. I rapporti con Ankara sono l’argomento principale in Grecia, e l’attivismo militare del presidente Recep Tayyip Erdoğan, dalla Libia al Nagorno Karabakh, è seguito con grande attenzione. Ma a suscitare grande inquietudine sono soprattutto le manovre provocatorie della Turchia nel Mediterraneo orientale, con l’invio di navi per l’esplorazione dei giacimenti di gas nelle acque rivendicate da Cipro e dalla Grecia.

Il contratto per i Rafale è stato negoziato nel giro di pochi mesi, e i primi aerei saranno consegnati entro la fine dell’anno. Si tratta di un record di velocità. L’obiettivo del governo greco è ricostruire una forza di dissuasione davanti a una Turchia che ha una popolazione otto volte più numerosa. Il Rafale e i suoi missili aria-aria a lunga gittata Meteor sono un mezzo molto visibile per riuscirci, con il sostegno attivo della Francia.

La Francia si accontenta di registrare l’evoluzione turca e aspetta gesti concreti soprattutto in Libia

Significativamente, la firma di questo contratto emblematico del riequilibrio dei rapporti di forza, arriva nello stesso giorno del primo incontro dopo cinque anni tra Atene e Ankara, per discutere della disputa nel mar Egeo.

La Turchia ha cambiato tono rispetto all’Europa, come abbiamo notato all’inizio dell’anno sottolineando le dichiarazioni pacificanti di Erdoğan. Da allora l’uomo che aveva consigliato a Emmanuel Macron di visitare uno psichiatra ha avuto uno scambio epistolare con il suo collega francese e ha inviato il suo ministro degli esteri in giro per l’Europa.

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Florence Parly si accontenta di registrare questa evoluzione e aspetta gesti concreti, in particolare in Libia dove un accordo di cessate il fuoco prevede la ritirata delle forze straniere, tra cui proprio quelle turche e i combattenti siriani che esse hanno portato in Libia. Sembra arrivato il momento di una minore tensione con Erdoğan, ma forse non ancora quello della distensione.

Per la Grecia il conflitto va oltre le peripezie attuali e affonda le sue radici nella storia, assumendo una dimensione esistenziale. I Rafale e l’alleanza sempre più pronunciata con la Francia fungono da polizza assicurativa in un mondo incerto, sotto lo sguardo sempre vigile di Alessandro Magno…

(Traduzione di Andrea Sparacino)