02 febbraio 2022 09:51

Resterà uno dei grandi paradossi della politica estera del presidente francese Emmanuel Macron: fin dall’inizio, e fino alla fine, Macron si è ostinato a mantenere un “dialogo” con Vladimir Putin. Questo dialogo l’ha imposto ai suoi diplomatici diffidenti, mettendoli in guardia a proposito di uno “stato profondo” reticente e ha dovuto difenderlo con le unghie davanti ai paesi dell’Europa centrale e orientale, sempre preoccupati che leader troppo lontani dall‘“orso russo” facessero eccessive concessioni.

Il paradosso è che questo dialogo, mai cessato, non ha prodotto alcun risultato. Non solo Putin non ha mai fatto un passo indietro, ma al contrario ha sabotato i colloqui franco-tedeschi del “formato Normandia” per risolvere la crisi ucraina, e ora cerca lo scontro con la Francia in Africa attraverso i mercenari del suo amico Evgenij Prigožin.

Dall’inizio di questa nuova crisi ucraina Putin ha parlato al telefono con Macron per ben due volte, più che con ogni altro capo di stato straniero. Ora si parla di un incontro faccia a faccia. Ma anche in questo caso il risultato finora è stato modesto: una riunione dei consiglieri russi e ucraini a Parigi.

Ma allora a cosa serve questo dialogo? In linea di principio avrebbe dovuto evitare la situazione in cui si trova oggi il fianco orientale dell’Europa, sotto la minaccia di una guerra. Ma come accaduto al vertice Biden-Putin organizzato a giugno a Ginevra, il dialogo Macron-Putin non ha alterato minimamente i piani del presidente russo.

Agli occhi di Putin l’Ue non conta, il presidente russo vuole negoziare solo con gli Stati Uniti

Macron ha proposto a più riprese (e nuovamente nel suo discorso rivolto al parlamento europeo il mese scorso) una “nuova architettura di sicurezza” sul continente, da negoziare con la Russia. Un nome piuttosto ambizioso per una ridefinizione delle regole del gioco tra la Russia e i paesi europei.

Il problema è che il progetto politico non piace ai partner europei di Parigi, che temono un piano machiavellico della Francia per indebolire la Nato, e soprattutto Putin non ha colto l’invito francese e ha voluto imporre la sua architettura utilizzando un argomento piuttosto convincente: i carri armati.

Dunque questa è la storia di un dialogo impossibile, anche se all’Eliseo sottolineano che un dialogo impossibile è meglio dell’assenza di dialogo e soprattutto di una guerra sul suolo europeo.

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Eppure la lezione che possiamo trarre da cinque anni di dialogo (effettivamente impossibile) è che in termini di rapporti di forze non esiste un equilibrio. Agli occhi di Putin l’Unione europea non conta, ed è con gli Stati Uniti che Mosca ha voluto negoziare il destino dell’Ucraina, sperando di trovare una superpotenza poco disposta a “combattere per Kiev” subito dopo aver voltato pagina a Kabul.

A breve termine resta da capire se le minacce di risposta occidentali basteranno a far arretrare il presidente russo. Ma quali insegnamenti potranno trarre gli europei da questo periodo di forte tensione, una volta terminato? Che la protezione statunitense è più che mai necessaria? O forse che l’Europa deve prendere in mano il suo destino se non vuole che un giorno sia deciso da altri?
In attesa che l’Europa cominci a esistere davvero, ogni paese interpreta il suo ruolo. A Macron resterà il tentativo di un dialogo, per quanto impossibile, con Vladimir Putin.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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