23 settembre 2022 10:16

Quando un partito di estrema destra partecipa alla formazione di un governo in Europa – è già accaduto diverse volte – emerge regolarmente un interrogativo: quali saranno le conseguenze per l’Unione europea? Ora che i sondaggi sulle elezioni legislative italiane, in programma il 25 settembre, anticipano una vittoria della coalizione di destra ed estrema destra guidata da Giorgia Meloni, si aggiungono altre due domande: quali saranno le conseguenze per il sostegno europeo all’Ucraina? E quale sarà l’impatto sulla politica dell’Unione nei confronti della Russia?

Tutti i sondaggi indicano Meloni come prossimo capo del governo di uno dei paesi fondatori dell’Unione europea, nonché terza economia del gruppo e protagonista di tutte le sue decisioni. Il partito di Meloni, Fratelli d’Italia – una formazione di “destra radicale proveniente dal neofascismo che oggi si presenta come conservatrice e tradizionalista”, secondo la definizione di Marc Lazar, esperto di politica italiana Science Po – è alleato con un altro partito di estrema destra, la Lega di Matteo Salvini, e con Forza Italia (destra) di Silvio Berlusconi.

La guerra in Ucraina è il tema più importante del momento, sotto tutti gli aspetti: è l’argomento che divide i partner della coalizione di destra nonché quello che plasmerà rapidamente il rapporto tra l’Italia e i partner europei, condizionando in parte il futuro dell’Europa.

Il fascino di Putin
Come accade in Francia, anche in Italia una parte della classe politica ha subìto a lungo il fascino di Vladimir Putin, ottenendo da Mosca incoraggiamento e sostegno. Silvio Berlusconi si è perfino mostrato in compagnia del presidente russo in Crimea dopo l’annessione del 2014 (condannata sia dall’Europa sia dall’Italia), mentre di Matteo Salvini si ricorda la celebre foto sulla piazza Rossa con indosso una maglietta con l’effige di Putin, che all’epoca il leader della Lega avrebbe visto bene alla guida dell’Italia. Oggi Salvini e Berlusconi criticano le sanzioni contro la Russia.

Meloni ha una posizione diversa, meno “compromessa” con Putin e basata su un solido atlantismo fedele alla tradizione della sua famiglia politica. Fin dall’inizio della guerra, la leader di Fratelli d’Italia ha sostenuto Kiev condividendo con il Partito democratico di centrosinistra di Enrico Letta l’appoggio all’invio di armi, contro il parere dei suoi partner di coalizione.

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Oggi queste sfumature vengono analizzate nelle diverse capitali europee, ma anche a Mosca. Un cambiamento di posizione dell’Italia, infatti, potrebbe compromettere l’unità europea sulla guerra in Ucraina, rimasta in piedi negli ultimi sette mesi (soltanto l’Ungheria di Orbán fa eccezione per la sua vicinanza a Putin).
In una nota scritta per la fondazione Terra Nova, Lazar sottolinea che “sicuramente emergeranno alcune tensioni tra la Lega e Forza Italia da un lato, inclini alla ricerca di una fine del conflitto e sottoposte alle pressioni di Mosca, e Fratelli d’Italia dall’altro, completamente allineato con la strategia dell’Alleanza atlantica”.

Se il 25 settembre gli elettori italiani assegneranno la vittoria a un partito erede del fascismo ne risulterà un forte elettroshock politico, non solo per l’Italia.

(Traduzione di Andrea Sparacino)