26 gennaio 2018 13:28

Ho trascorso l’ultimo anno studiando le quattro tendenze che hanno lentamente portato la regione araba al suo stato attuale, divisa e spesso traumatizzata: disfunzione statale, disuguaglianza socioeconomica, depotenziamento politico dei cittadini e disperazione umana individuale e collettiva.

Questo orribile quartetto di forze ha progressivamente corroso la stabilità dei paesi e delle società arabe negli ultimi quarant’anni, creando ostacoli insormontabili per l’integrità dello stato. Oggi abbiamo sei paesi devastati dalla guerra. Altri attraversano periodi di crisi e le loro élite politiche – che si rifiutano di condividere il potere – sembrano orientate verso risposte drastiche e basate unicamente sul rafforzamento della sicurezza.

Il marcio nella gestione dei paesi arabi è una realtà ben conosciuta fin dagli anni settanta, ma gli sviluppi dell’ultimo decennio spingono a pensare che non ci saranno miglioramenti a breve termine. Gli ultimi dieci anni hanno regalato una ininterrotta disperazione di massa, rivolte spontanee, guerre civili, una grande abbondanza di repressione e diversi interventi militari da parte di potenze straniere. I paesi arabi e altri paesi mediorientali sono stati coinvolti dalla tendenza del militarismo straniero, con gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, la Turchia e l’Iran a guidare il drappello di paesi che scatenano guerre o costruiscono basi militari negli stati vicini.

Spaventosa conclusione
Inizialmente ho cercato di capire le ragioni sottostanti il continuo scivolamento della regione araba verso l’incoerenza politica e la devastazione civica analizzando i motivi che hanno spinto dei ragazzi ordinari (comprese alcune ragazze) a sostenere o addirittura aderire al cosiddetto gruppo Stato islamico. Secondo alcuni sondaggisti e analisti si tratterebbe addirittura di 50-60 milioni di persone.

La mia ricerca mi ha portato alla spaventosa conclusione che la regione araba è colpita dalle quattro orribili forze in atto di cui ho parlato prima. Ho proseguito la mia analisi in due modi: da una parte valutando i segnali perfettamente visibili a chiunque (a partire da me) si sposti nella regione e interagisca con le persone normali e con gli esponenti dell’élite, dall’altra analizzando i risultati raccolti dagli studiosi arabi e internazionali che si occupano delle macrotendenze in atto nella regione.

In molti casi, purtroppo, i risultati delle mie osservazioni e dei miei appunti evidenziano alcune tendenze che dovrebbero rappresentare un campanello d’allarme in tutta la nostra regione.

Le condizioni di vita di molte persone (se non addirittura di una maggioranza) si sono deteriorate in quasi tutti gli ambiti più rilevanti (acqua, istruzione, impiego, alimentazione, povertà, ambiente, libertà di espressione, partecipazione e responsabilità politica, disparità socioeconomiche).

Queste dimensioni sono interconnesse e creano un groviglio di ostacoli che impediscono all’individuo di vivere una vita migliore, perché il deterioramento in una dimensione automaticamente ne innesca uno simile in altri ambiti. È l’inverso rispetto a ciò che è accaduto alle famiglie comuni del mondo arabo tra il 1920 e il 1970, quando ogni generazione ha visto un miglioramento delle condizioni di vita.

Le condizioni di vita in tutti questi ambiti hanno continuato a deteriorarsi un po’ ovunque nell’ultimo decennio. L’esplosione delle rivolte del 2010-2011 ha evidenziato chiaramente la natura insostenibile della politica attuale negli stati arabi. Il campanello d’allarme della primavera araba è stato ignorato, e le condizioni di vita continuano a peggiorare creando una nuova pressione che potrebbe avere conseguenze imprevedibili.

Questa regressione ha prodotto una profonda divisione nella popolazione degli stati arabi su basi etniche, settarie, economiche e di potere

Il disagio accumulato in molti settori ha raggiunto un punto tale che oggi è sempre più difficile fermare o arginare il deterioramento e cercare di migliorare le condizioni di vita. In molti paesi, i loro mediocri sistemi di governo continuano a portare avanti politiche dannose solo per mantenere il potere, estraendo troppa acqua dalle falde, promuovendo gli studenti a prescindere dai risultati, sprecando fondi per finanziare settori che ostacolano la crescita reale o l’occupazione, ignorando l’abusivismo edilizio selvaggio, criminalizzando l’espressione libera sui social media e rifiutandosi di permettere ai cittadini di partecipare alle sfide e alle passioni destinate a soddisfare la necessità della popolazione invece che a permettere alle élite di arricchirsi.

Questo ciclo di regressione ha prodotto una profonda divisione nella popolazione degli stati arabi su basi etniche, settarie, economiche e di potere. Mentre le popolazioni arabe si dividono in piccoli gruppi, molti cercano la via della militarizzazione e protettori all’estero. Questo crea nuovi problemi per la ricostituzione di stati integrati e in salute, una difficoltà esacerbata dalle disparità socioeconomiche citate in precedenza, che continuano ad aumentare.

Altri punti di osservazione
Il tutto, per quanto rappresenti un problema serio, è incredibilmente ignorato dalle élite al governo e dalle potenze internazionali che le sostengono, dalle potenze regionali – come l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, l’Iran e la Turchia – alle potenze globali come gli Stati Uniti, la Russia, il Regno Unito, la Francia e altre.

Ritengo che le conseguenze complessive di queste tendenze interne di molti paesi arabi rappresentino la più grave minaccia per la regione (insieme alla doppia minaccia del colonialismo sionista e degli interventi militari ininterrotti). Per i prossimi mesi ignorerò Donald Trump, Mohammad bin Salman, la Siria del nord, Aden, Benghazi, le carceri egiziane e tutte le altre problematiche che preoccupano la maggioranza degli osservatori in Medio Oriente.

Per questo nei prossimi mesi intendo analizzare gli studi sulle problematiche che sono alla base del deterioramento, della militarizzazione, dell’impoverimento, della polarizzazione e della frammentazione della regione araba. Tra questi argomenti ci sono la povertà, l’istruzione, l’occupazione, l’inquinamento, la distribuzione equa dell’acqua, l’alloggio, la corruzione, la democratizzazione, lo stato di diritto e le disparità in molte dimensioni della vita.

Gran parte di questi sviluppi è generalmente ignorata dai mezzi d’informazione arabi e internazionali. Eppure il loro impatto determina il benessere della maggior parte dei 400 milioni di cittadini dei paesi arabi, che ora sanno di meritare qualcosa di più rispetto al misto di disfunzionalità, disparità, indebolimento e disperazione che costituisce la loro vita quotidiana.

Questi problemi, alla fine, ci faranno capire se la violenza, la crudeltà, la sofferenza e il collasso dell’ultimo decennio ci spingeranno a porre rimedio alle nostre disfunzioni o se invece sono solo un assaggio di altre devastazioni, sofferenze collettive e crollo degli stati che potrebbero aspettarci in futuro.

(Traduzione di Andrea Sparacino)