12 gennaio 2015 15:17

Nel suo primo tweet dopo l’attentato al settimanale Charlie Hebdo, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha scritto a @fhollande dicendo che l’attacco contro la Francia è un attacco a noi tutti. In un tweet successivo ha aggiunto la lettera mandata al presidente francese François Hollande.

@fhollande giustamente non ha risposto, avendo ben altre cose a cui pensare che controllare il suo account Twitter. Lo hanno fatto altri. Dopo circa 18 ore c’è stato l’attacco terroristico a un supermercato kosher a Parigi, e un altro tweet di Netanyahu è partito con chiare e precise indicazioni prese dal suo manuale di guerra contro il terrorismo: la regola, ha scritto rivolgendosi questa volta a un pubblico ampio, è non arrendersi alla paura.

Ci ho provato con tutte le mie forze, eppure qualcosa in me, per un strano e arcaico meccanismo di difesa, non mi ha permesso neppure questa volta di avere fiducia nel mio premier, sopratutto perché parla di terrorismo e di regole e, ahimè, non ci sono regole quando si tratta di terrorismo. Ci sono solo radicalismo ed estremismo accompagnati da momenti di pura follia. La stessa follia che terrorizza chiunque si renda conto che il male è imprevedibile e si trova ovunque.

Nel vecchio ghetto ebraico di Roma si respira da due giorni un’aria tesa. Venerdì, dopo la diffusione della notizia dell’attentato nel supermercato kosher, la piazza di solito brulicante si è desolatamente svuotata senza il solito brusio tipico dei preparativi dello shabbat.

“Sono due giorni che vengono in pochi”, dice a bassa voce la venditrice di uno degli alimentari kosher nel cuore del ghetto ebraico, guardando verso la piazza. Di solito, nei momenti che precedono il sabato ebraico, non si ferma un minuto. Ora invece c’è tensione.

Sul Corriera della Sera, Pierluigi Battista ricorda i vignettisti e gli intellettuali che bocciarono le vignette come “provocatorie”. “I professionisti del ‘se la sono cercata’”, li definisce.

Fonti giornalistiche francesi rilanciate da Ha’aretz sostengono che l’assalto contro la redazione è una vendetta per l’oppressione dei musulmani, specialmente in Palestina: da qui la scelta non affatto casuale di abbinare all’eccidio dei giornalisti quello dei clienti ebrei del supermercato di prodotti alimentari kosher, alla vigilia del sabato.

Ora anche la Francia si interroga su come affrontare la guerra contro il terrorismo, e come in ogni guerra non ci sono regole.

Nella loro guerra per la libertà di espressione, i giornalisti della redazione di Charlie Hebdo avevano lottato con una matita come arma di distruzione di massa. Le quattro persone assassinate al supermercato avevano in mano come arma solo il pane e il vino per lo shabbat.