Tirana, 6 settembre 2015. (Stefania Mascetti, Internazionale)

Da Tirana una proposta all’Europa per accogliere i profughi

Tirana, 6 settembre 2015. (Stefania Mascetti, Internazionale)
07 settembre 2015 00:23

Tornare a Tirana dopo 22 anni e dire che la città è molto cambiata è abbastanza banale. Tuttavia il cambiamento più significativo non sono né i lampioni sull’autostrada che va dall’aeroporto al centro né le famose case colorate della capitale. Il segnale di una vera e propria metamorfosi – anche nel senso di rinascita – di quello che è stato uno dei paesi più chiusi del mondo è ciò che mi porta a Tirana: il convegno interreligioso “La pace è sempre possibile”, organizzato dalla comunità di Sant’Egidio e che riunisce nell’ex capitale dell’ateismo di stato centinaia di leader religiosi di tutto il mondo.

Uno degli obiettivi dell’incontro, nato dallo spirito di quello voluto ad Assisi da Giovanni Paolo II, nel 1986, è la creazione di un soggetto che unisca la forza pacifica di tutte le religioni e si contrapponga alla violenza con proposte concrete e realizzabili. Quindi non è un caso se la prima questione affrontata, prima ancora di cominciare il dibattito, è quella del dramma dei migranti, in particolare dei profughi siriani.

Rispondendo all’invito del papa nella preghiera dell’angelus (“Ogni parrocchia accolga una famiglia di rifugiati”), il fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi ha lanciato la sua proposta al governo italiano e all’Europa: introdurre subito lo strumento della sponsorship, che consenta l’accoglienza per chi è già arrivato nel nostro continente e di interrompere i rischiosi viaggi attraverso il mare.

“Proponiamo – a nome di tutti i leader religiosi riuniti qui a Tirana – di introdurre nei sistemi legislativi europei lo strumento della sponsorship. Si tratta di permettere a cittadini europei, ad associazioni, parrocchie e organizzazioni della società civile, di farsi garanti dell’accoglienza: ospitare subito coloro che sono arrivati ma anche chiamare singoli e famiglie direttamente dalla zone a rischio. In questi giorni parleremo di come costruire la pace con proposte concrete per fermare i conflitti, a partire dalla Siria e dalla Libia”.

Gli episodi di solidarietà compiuti in questi giorni da migliaia di cittadini europei hanno mostrato un umanesimo solidale a cui le tradizioni religiose non solo non si sottraggono ma vogliono dare un contributo concreto. Questo è il passo con cui si è partiti a Tirana.

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