08 febbraio 2008 12:23

Se c’è un paese che ha abbracciato totalmente l’idea della globalizzazione è la Gran Bretagna. In dieci anni è passata dal gradino più basso della scala economica del mondo avanzato a uno dei più alti. Nel corso di questo processo molti britannici hanno abbandonato il loro paese: uno ogni dieci.

Nel frattempo un numero sorprendente di persone si è trasferita in Gran Bretagna: l’anno scorso è arrivato mezzo milione di extracomunitari. Inoltre il mezzo milione di persone in transito dall’Europa orientale fa sì che il polacco sia una lingua molto diffusa, che il cattolicesimo si appresti a diventare la religione più praticata, e che il proprietario della squadra di calcio del Chelsea sia un russo.

Di chi è la Rolls Royce? Della Bmw di Monaco. La Bentley? Della Volkswagen di Wolfsburg. Dov’è la sede della federazione mondiale di cricket? A Dubai. Inoltre a Londra i russi stanno comprando un quinto delle case che costano più di 7 milioni di euro. La produzione industriale? Sta scomparendo: dieci anni fa costituiva più del 20 per cento del prodotto interno lordo del paese, oggi è ridotta di un terzo.

“Se vuoi fare soldi, devi lavorare con i soldi”, ha detto qualcuno, e gli inglesi hanno preso questa massima sul serio. Londra sta superando New York e presto diventerà la capitale finanziaria mondiale. Naturalmente, buona parte della crescita stratosferica della Gran Bretagna è concentrata su Londra, che ormai ha una popolazione molto più varia di quella del resto del paese.

Eppure se salite su un treno che parte da Londra in qualsiasi direzione, come ho fatto per una settimana andando a parlare in alcune librerie sparse in tutto il paese, vi accorgerete che vista dal finestrino la Gran Bretagna è ancora una terra molto verde e piacevole.

Internazionale, numero 730, 8 febbraio 2008