Manifestanti a Bassora, in Iraq, il 31 luglio 2018.

Cresce la sfiducia nei confronti del governo iracheno

Manifestanti a Bassora, in Iraq, il 31 luglio 2018.
07 agosto 2018 16:58

Nonostante la violenza usata dalle forze dell’ordine nel sud dell’Iraq, le proteste nel paese sono aumentate, diffondendosi in altre città. Nella provincia petrolifera di Bassora trenta capi tribù, dopo aver convocato un’assemblea straordinaria, hanno deciso di unirsi ai manifestanti davanti ai cancelli delle aziende petrolifere non irachene, chiedendo che il personale straniero sia rimpiazzato da disoccupati locali.

Proteste permanenti
Dall’8 luglio – quando le proteste sono cominciate – la corruzione è stata il motore più importante delle proteste. I giovani manifestanti (in maggioranza al di sotto dei 25 anni) si sono radunati intorno al municipio chiedendo le dimissioni del sindaco, soprattutto dopo le ultime notizie di scandali. Il capo della commissione per l’integrità Hassan al Yaseri ha dichiarato che 2.923 alti funzionari governativi, inclusi alcuni ministri, sono indagati per corruzione.

Il primo ministro, Haider al Abadi, ha dovuto riconoscere che queste proteste non sono solo passeggere, e ha deciso di intraprendere alcune misure urgenti per placare gli animi. L’alta corte federale ha congelato le indennità degli ex parlamentari, che ammontano a ottomila dollari a testa, oltre agli stipendi di dieci guardie del corpo ciascuno.

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Al Abadi ha inviato alla commissione per l’integrità cinquanta dossier riguardanti casi di corruzione di alti funzionari politici perché siano indagati. La banca centrale irachena ha inoltrato alla procura circa centottanta fascicoli per casi di riciclaggio di denaro.

Ma nonostante tutte queste misure per combattere la corruzione, corre ancora una grande sfiducia tra il governo e i giovani manifestanti. Al Abadi è stato cacciato da Bassora quando si è presentato in visita alla città per mitigare le tensioni con la promessa di diecimila nuovi posti di lavoro. Per tutta risposta, ha poi fatto arrivare esercito e milizie, ha imposto i coprifuoco e interrotto la connessione a internet.

Per questo i manifestanti in piazza non si fidano e continuano a pensare che tutte queste misure siano solo di facciata, e finiranno presto per restare dimenticate nei lunghi corridoi di attesa della burocrazia.

(Traduzione di Francesco De Lellis)

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