Baghdad, 26 dicembre 2003. (Suhaib Salem, Reuters/Contrasto)

L’elogio di Saddam Hussein mette in pericolo un poeta iracheno

Baghdad, 26 dicembre 2003. (Suhaib Salem, Reuters/Contrasto)
05 febbraio 2019 13:52

A più di dodici anni dal giorno della sua esecuzione, il 30 dicembre 2006, Saddam Hussein continua a creare problemi nell’Iraq di oggi. Il 30 gennaio è stato arrestato un poeta, Salah Herbawi, nella provincia meridionale di Dhi Qar, con l’accusa di aver “elogiato” Saddam in un affollato raduno pubblico.

La gran parte del pubblico presente all’incontro era costituita da giovani al di sotto dei 25 anni. Herbawi aveva cominciato la sua poesia con il verso “Ti odio padre di Uday”(Uday è il figlio maggiore di Saddam. L’appellativo è usato per indicare Saddam stesso).

Ma, c’è un grosso ma. Il poeta ha continuato elogiando l’ex rais come un coraggioso eroe a confronto dell’attuale e debole leader iracheno, rimasto in silenzio quando Donald Trump è atterrato in Iraq senza chiedere il permesso delle autorità. Nella poesia, Herbawi si è riferito alla visita di Trump dicendo “Tu sei il padrone di casa, e noi, iracheni, solo i poveri ospiti”.

Campagna nostalgica
L’uscita del poeta è avvenuta proprio in un periodo in cui sui social network sta prendendo piede una campagna di commemorazione di Saddam Hussein. Tra i protagonisti di questa campagna nostalgica non ci sono solo gli ex membri del partito Baath, ma anche giovani indignati che non ricordano la brutalità del dittatore.

Per loro Saddam era semplicemente un uomo con una dignità, perché invase quei paesi che violavano l’integrità del loro paese. Dall’altra parte c’è chi ha risposto diffondendo alcuni video dei crimini commessi da Saddam e intitolati “Per chi ha nostalgia dei bei tempi”.

Un amico del poeta arrestato ha dichiarato che “Salah non intendeva lodare Saddam, ma criticare la debolezza degli attuali leader”. Eppure, secondo un commentatore si tratterebbe di una strategia degli ex membri del partito di Saddam, che “nei primi tempi dopo il 2003 sono rimasti nascosti per paura di vendette, poi si sono fatti avanti, hanno sfruttato l’opportunità delle divisioni confessionali per cambiare maschera, si sono infiltrati trovando riparo nei partiti e oggi, approfittando della tensione tra gli Stati Uniti e l’Iran, hanno lanciato la loro controffensiva”.

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E l’ex primo ministro Nuri al Maliki, che lancia l’allarme su un “ritorno del Baath”, spiega che non si tratta solo di Facebook. A quanto pare l’arresto del giovane poeta è stato un avvertimento a chi crede che il passato si possa ripetere.

(Traduzione di Francesco De Lellis)

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