Oleodotti a Kirkuk, Iraq, il 18 ottobre 2017. (Alaa al Marjani, Reuters/Contrasto)

Il contrabbando di petrolio arricchisce le milizie irachene

Oleodotti a Kirkuk, Iraq, il 18 ottobre 2017. (Alaa al Marjani, Reuters/Contrasto)
29 maggio 2019 15:05

Il traffico illegale di petrolio è diventato la principale fonte di profitti per le milizie irachene. Nel sud dell’Iraq, per i loro commerci quotidiani i trafficanti hanno cominciato a usare le tecnologie più avanzate. Funzionari delle forze di sicurezza hanno scoperto che i contrabbandieri usano i droni per seguire i loro carichi nella rotta sicura verso l’Iran.

In una operazione delle forze di sicurezza a Baghdad sono stati scoperti numerosi garage usati come depositi clandestini dove il petrolio era immagazzinato in grosse cisterne per poi essere contrabbandato nei paesi confinanti.

Molti di questi depositi sono nascosti in quartieri controllati dalle milizie dove i funzionari delle forze statali non osano entrare. Almeno dieci tra i partiti presenti nel parlamento iracheno sono coinvolti nel contrabbando di petrolio.

Le falle negli oleodotti
Anche se sono in conflitto tra loro per contendersi il controllo di questi traffici, si sono alleati in parlamento per contrastare la formazione di una commissione incaricata di fermare o almeno mettere un freno al contrabbando. Il commercio illegale di petrolio costa al paese (che dipende per il 90 per cento da questa risorsa) almeno tre miliardi di dollari all’anno.

Il traffico di petrolio iracheno si muove in tre direzioni: dai porti clandestini di Bassora a sud verso l’Iran e i paesi arabi del Golfo; dal nord (soprattutto Kirkuk) verso la Turchia; e dalle regioni occidentali del paese verso la Giordania e la Siria.

I trafficanti sono addestrati a sfruttare le falle negli oleodotti per rubare il greggio e pomparlo nelle loro autocisterne così da poter passare il confine controllato dalle milizie che sfuggono all’autorità statale.

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Anche se il governo iracheno dovesse applicare le sanzioni americane contro l’Iran, non sarebbe facile controllare i 1.464 chilometri di confine con la Repubblica islamica. La gran parte dei leader dei gruppi armati iracheni l’ha dichiarato pubblicamente e in modo chiaro: “Le sanzioni statunitensi non ci riguardano”.

(Traduzione di Francesco De Lellis)

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