Campagne incendiate a Kirkuk, in Iraq, maggio 2019. (Ali Mukarrem Garip, Anadolu Agency/Getty Images)

Il governo iracheno rischia di andare in fumo

Campagne incendiate a Kirkuk, in Iraq, maggio 2019. (Ali Mukarrem Garip, Anadolu Agency/Getty Images)
18 giugno 2019 17:42

Mentre comincia la stagione del raccolto, le campagne sono teatro di incendi che hanno devastato decine di migliaia di ettari di grano e orzo. Gli incendi sono divampati rapidamente grazie al vento e alle temperature che in alcune regioni del paese hanno raggiunto i 51 gradi. Fino alla scorsa settimana erano 219 i campi andati a fuoco in diverse città nel nordovest dell’Iraq, dove è ancora attivo il gruppo Stato islamico.

Sono state fatte diverse ipotesi riguardo alle cause di questo disastro per l’agricoltura. Il primo ministro Adel Abdul Mahdi, che sta attraversando una fase delicatissima, considera gli incendi un normale incidente. “Succede ogni anno a causa delle alte temperature”, ha dichiarato. Ma alcune immagini postate su Facebook dimostrano che in alcuni casi qualcuno avrebbe posizionato delle lenti di ingrandimento nel mezzo dei campi per scatenare le fiamme.

Il capo della commissione per i diritti umani Ali Shemmeri ha chiesto per la seconda volta al governo di proteggere gli agricoltori dagli “incendi dolosi”. Il leader della coalizione sunnita Al Hall (la Soluzione) ha twittato: “È da un mese che la polizia e l’intelligence irachene non riescono a capire cosa ci sia dietro la distruzione della nostra economia”. La commissione agricoltura in parlamento ha parlato di “mandanti oscuri”. Gli incendi nelle campagne potrebbero mandare in fumo anche il mandato del primo ministro, che dopo sei mesi non è ancora riuscito a formalizzare la sua squadra di governo. Intanto in parlamento si moltiplicano le voci che ne chiedono le dimissioni.

(Traduzione di Francesco De Lellis)

Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.
pubblicità

Articolo successivo

In diretta dal carcere
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.