Il nuovo governo del Kurdistan iracheno a Erbil, Iraq, il 10 luglio 2019. (Azad Lashkari, Reuters/Contrasto)

Il potere di Barzani nel nuovo governo curdo iracheno

Il nuovo governo del Kurdistan iracheno a Erbil, Iraq, il 10 luglio 2019. (Azad Lashkari, Reuters/Contrasto)
15 luglio 2019 16:35

Dopo nove mesi di serrate trattative il 10 luglio è finalmente nato il nono governo della regione autonoma del Kurdistan iracheno. I 21 ministeri sono stati suddivisi fra i tre partiti principali: il Partito democratico del Kurdistan (Kdp), l’Unione patriottica del Kurdistan (Puk) e il movimento Gorran (cambiamento), mentre il movimento islamista ne è rimasto fuori. Il numero di ministre è aumentato da una a tre nel nuovo gabinetto. Alla presidenza del parlamento la maggioranza ha eletto una donna, Rewaz Fayeq Hussein, esponente del Puk.

È stato un travaglio difficoltoso quello per la nascita del nuovo esecutivo, dopo il referendum del settembre 2017 in seguito al quale il governo regionale del Kurdistan aveva perso il controllo su due terzi del suo territorio, compresa la città petrolifera di Kirkuk. Anche se la sconfitta era costata le dimissioni del presidente Massud Barzani, dietro il nuovo governo c’è ancora la sua influenza.

Migliorare le relazioni con Baghdad
È lui il leader del principale partito, che ha ottenuto undici ministeri, e due delle poltrone più importanti nel nuovo esecutivo sono state affidate a suoi parenti stretti. Il presidente Nechirvan Barzani è suo nipote, mentre il primo ministro è suo figlio, Masrur Barzani, in passato suo braccio destro per la sicurezza.

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Nel discorso di inaugurazione Masrur si è concentrato sulla sua visita urgente a Baghdad per migliorare le relazioni con il governo centrale. Lo slogan per un Kurdistan indipendente è completamente scomparso dalla sua retorica. Le priorità principali saranno ora fornire servizi al popolo, combattere la corruzione e realizzare le riforme.

(Traduzione di Francesco De Lellis)

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