31 agosto 2020 16:40

Al ritorno dalla sua problematica visita negli Stati Uniti, cominciata il 19 agosto, il primo ministro iracheno Mustafa al Kadhimi ha trovato ad attenderlo due sorprese contraddittorie, una proveniente da un paese vicino e l’altra interna. L’influente Iran è rimasto molto scontento del caloroso benvenuto che Al Kadhimi ha ricevuto negli Stati Uniti ed è infastidito dal clima favorevole agli investimenti per le aziende statunitensi che vogliono fare affari in Iraq.

Molte milizie filoiraniane hanno accusato Al Kadhimi di tradimento e hanno minacciato di attaccare ogni forma di presenza statunitense in Iraq.

Inoltre quest’anno le celebrazioni religiose sciite dell’Ashura, che commemorano l’uccisione di Hussein, nipote del profeta Maometto, si sono tramutate in manifestazioni politiche. Dopo essere stati attaccati e aver subìto una serie di rapimenti e uccisioni, i manifestanti nelle piazze delle città irachene hanno sfruttato l’occasione per esprimere la loro rabbia contro i partiti corrotti al potere, che stanno portando il paese verso un futuro ancor più catastrofico. In Iraq si contano finora più di 230mila casi di coronavirus e quasi settemila morti.

Vestiti di nero
Nonostante gli ammonimenti dei funzionari governativi e anche di alcuni religiosi che avvertivano di restare a casa per contenere la diffusione del virus, i manifestanti da tutte le città sciite hanno marciato verso Karbala vestiti di nero, con le bandiere irachene e le foto dei loro martiri.

Il significato del rituale è stato rovesciato sul piano simbolico, e trasformato da occasione di cordoglio per le vittime in rappresentazione di Hussein come rivoluzionario in lotta contro l’ingiustizia e contro gli alleati iracheni dell’Iran. È un brutto segnale per l’Iran il fatto che un’occasione in cui gli sciiti di entrambi i paesi dovrebbero unirsi sia stata usata contro Teheran. Per Al Kadhimi sarà dura riuscire a mantenere la promessa di denunciare e perseguire chi ha ucciso i manifestanti.

(Traduzione di Francesco De Lellis)