18 luglio 2022 15:52

Dormire in terrazza fa parte della tradizione irachena nelle notti di giornate calde come queste. L’aria limpida pone l’essere umano direttamente al cospetto della sapienza del firmamento e dei segreti dell’universo.

Con la pubblicazione delle foto arrivate dal telescopio spaziale James Webb gli iracheni hanno abbandonato per un po’ gli interrogativi quotidiani sulla loro difficile vita terrena per porsi delle domande sull’universo. Sugli account iracheni sui social network, l’11 luglio, almeno un post su sette conteneva le immagini dallo spazio e si ripresentavano antichi interrogativi: dov’è la fine? Cosa c’è dopo? Dov’è dio?

Le persone di religione hanno già la loro risposta pronta. Per loro la nuova scoperta non è una novità. È scritto nel Corano: “Il cielo lo abbiamo costruito con la nostra potenza e costantemente lo estendiamo nell’immensità” (sura Al Dhariyat, Quelle che spargono, versetto 47). In uno dei suoi post il giornalista Rudha Aaragi si è chiesto: “Sulla superficie di quei corpi celesti vivono creature come noi? A queste creature sono state rivelate le religioni? Sono stati imposti loro il culto e l’obbedienza?”.

Data la natura sospettosa degli iracheni in fatto di politica, alcuni hanno sollevato la questione del perché la Nasa abbia dato la notizia proprio in questo momento, mentre la guerra in Ucraina mette in discussione il potere statunitense.

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Secondo alcuni, annunciando personalmente la scoperta il presidente Joe Biden ha voluto dire al mondo che chi guida il pianeta e ne determina il posto nell’universo è l’America. Un messaggio diretto alla Russia e agli altri, afferma Mahmoud Nader in un suo post del 12 luglio.

La politica come sempre è al centro delle attenzioni degli iracheni. Ma non è mancato chi ha sottolineato anche la portata scientifica della scoperta. Il giornalista curdo Awat Ali si è espresso così su Twitter: “Ciò che è importante e nuovo nelle immagini del James Webb è la profondità raggiunta e la distanza nello spazio, e questo è l’unico merito scientifico di cui dare credito alla Nasa, anziché parlare della forma o della bellezza dell’immagine”.

(Traduzione di Francesco De Lellis)