22 agosto 2022 14:12

Le immagini riflettono la cupa atmosfera di amarezza che ha offuscato l’incontro tra le forze politiche irachene invitate dal primo ministro Mustafa al Kadhimi.

Pochissimi sorrisi, occhi abbassati sulle proprie carte ma senza scrivere nulla. La desolazione è il sentimento prevalente, a causa dell’assenza del movimento del leader sciita Moqtada al Sadr dal vertice del 17 agosto.

La riunione è stata l’ennesimo sforzo per risolvere la crisi, dopo dieci mesi trascorsi nell’incapacità di formare un governo.

Prova di forza
Al di fuori della zona verde e intorno al palazzo del parlamento, le parti in conflitto hanno mobilitato i loro seguaci in una sorta di prova di forza dopo che un gruppo di persone affiliate al movimento di Al Sadr ha occupato il parlamento per interrompere una sessione nella quale si votava per eleggere il nuovo presidente.

Le divergenze si stanno allargando e Al Sadr insiste nel non voler riconoscere la legittimità del parlamento in seguito alle dimissioni in blocco dei suoi 73 deputati dall’assemblea.

Nel contesto di queste tensioni la corte federale irachena ha respinto la richiesta di Al Sadr di sciogliere il parlamento.

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Intanto il 18 agosto il ministro delle finanze Ali Allawi si è dimesso dall’esecutivo con una dichiarazione di sei pagine nella quale ha spiegato l’illegalità della situazione attuale e ha chiesto nuove elezioni.

Al Sadr ora sta organizzando un referendum popolare che punta alla partecipazione di dieci milioni di persone per demolire la legittimità del parlamento in carica attraverso quella che lui definisce “democrazia rivoluzionaria”.

Quanto più complessa è la crisi, tanto più grande si fa il rischio di collisione tra le forze mobilitate intorno alla zona verde.

(Traduzione di Francesco De Lellis)