22 giugno 2022 16:12

Mi prendo una settimana di pausa, e questa settimana ripubblico una rubrica uscita per la prima volta il 13 gennaio 2016. Vi auguro un Pride felice e sicuro. Mi raccomando, fate attenzione. – Dan

Avvertenza. Il linguaggio di questa rubrica è diretto ed esplicito.

Da uomo queer non bianco – sono asiatico – mi sento ferito ogni volta che entro in contatto con i gay di New York, Toronto o di qualsiasi altra città dove i maschi gay bianchi sono la maggioranza. I gay, specialmente quelli bianchi e asiatici, mi respingono per via della mia razza, e nessuno ammette di essere sessualmente razzista. Mi rendo conto che per molti l’attrazione sessuale è una cosa inconscia, ma non è giusto che un gay asiatico come me sia costantemente emarginato e respinto. Anch’io lotto per i diritti dei gay. Anch’io credo nell’uguaglianza. Ho sofferto anch’io per la mia omosessualità alle superiori, e provato le stesse paure facendo coming out. Perché non esiste accettazione, né spazio, né accoglienza in questa comunità gay completamente imbiancata? Sono uno e ottantacinque per settantadue chili, atletico e decisamente attraente. Cosa devo fare? A questo punto tanto vale farsi monaco e rinunciare al sesso per sempre.

—Enraged Dude Details Infuriating Experience

“Mi riconosco in molto di ciò che esprime EDDIE”, dice Joel Kim Booster, scrittore e comico di Brooklyn. “L’arma a doppio del vivere in una città con una grande comunità gay è che quella comunità può essere così ampia da dare finalmente modo anche a noi di emarginare qualcuno”.

Anche Jeff Chu, un altro scrittore che vive Brooklyn, si associa: “Nella comunità gay, proprio come nella società in generale, il razzismo è ancora molto presente”, dice. “Molti asiatici americani come me escono dal proverbiale armadio per entrare in una strana gabbia di bambù dove ti trattano come un feticcio oppure ti ignorano. Un sacco di volte, quando vado nei bar gay, vedo gente che si proietta in testa il suo bel filmino porno interraziale, con me nella parte del cinese tascabile. Altri (quelli che mi interessano, per dirla tutta) si comportano come se avessi indosso un cheongsam dell’invisibilità”.

Chu ritiene che di colpe da distribuire, per questa triste situazione, ce ne siano parecchie. “Sono i mezzi d’informazione gay”, dice. “È Hollywood. Pur con tutti i personaggi lgbt che si sono adesso in tv, che immagine ci arriva di quelli asiatici americani? È il fatto che le associazioni per i diritti lgbt non si siano ancora abbastanza diversificate, specie ai vertici. E siamo anche tutti noi, quando per pigrizia non affrontiamo i pregiudizi che noi stessi abbiamo”.

Booster e Chu hanno ragione: nella comunità gay il razzismo è un problema, ci sono persone che sono ingiustamente e crudelmente emarginate, e tutti quanti dobbiamo affrontare i nostri pregiudizi.

Anche tu, EDDIE. Citi la tua statura (alto!), il tuo peso (magro!) e il tuo aspetto (decisamente attraente!) a riprova del fatto che i rifiuti che ricevi derivino solo dalla tua razza. Ma ci sono ragazzi bassi, robusti, d’aspetto normale o dalla bellezza non convenzionale respinti perché non sono alti, snelli o “boni” in senso standard proprio come tu sei respinto perché non sei bianco (il retaggio culturale e i preconcetti che alimentano una preferenza, che so, per i ragazzi alti, sono molto meno deleteri – ovviamente – di quelli che alimentano una preferenza per i ragazzi bianchi).

“Essendo io il classico cinese basso, la mia prima reazione leggendo la lettera di Eddie è stata: uno e ottantacinque! Dio, che invidia”, dice Chu. “E il problema è anche un po’ quello. Anch’io, come tanti altri, ho interiorizzato un ideale: alto, palestrato, eccetera, ma soprattutto bianco”.

Anche Booster è rimasto colpito dalle tue misure: «Mi riesce difficile immaginare che uno alto un metro e ottantacinque, atletico e decisamente attraente possa avere problemi a rimorichiare”, dice. “Sulla carta, stiamo parlando del gay ideale! Io, che non mi ritengo nessuna di queste cose, faccio una quantità di sesso assolutamente dignitosa”. Booster, che in un modo o nell’altro riesce a fare parecchio sesso anche nella “comunità gay completamente imbiancata” di New York, ha qualche dritta pratica da darti. “Se l’uo delle app diventa troppo negativo, allora a EDDIE conviene starne alla larga”, spiega. «Se le app d’incontri lo fanno sentire frustrato, che si prenda una pausa. Sentirsi doppiamente minoranza può provocare un senso di isolamento, ma vivere in una grande città ha anche aspetti fantastici. Ci sono possibilità di incontro e locali e attività per tutti i gusti. Si iscriva a una squadra di pallavolo gay – che è dove davvero i gay asiatici vanno forte – oppure cerchi una delle tante serate gay asiatiche che ci sono nei bar gay della città. Perché esistono”.

E a New York, Chu ha avuto successo anche sul fronte sentimentale. “Anch’io mi sono sentito come EDDIE, pur essendo più basso, meno atletico e meno attraente, eppure ho trovato marito”, dice. “Per il monastero non avevo la vocazione, e a naso direi che nemmeno EDDIE ce l’ha”.

Una parolina anche ai gay bianchi: avere delle preferenze va benissimo. Ma abbiamo il dovere di analizzarle riflettendo sulle influenze culturali che potrebbero aver contribuito a formarle. Una buona idea sarebbe accertarsi che queste preferenze siano davvero nostre, anziché “gusti” limitati e limitanti che ci vengono inculcati dalla tv, dal cinema e dal porno. Ma se avere delle preferenze è legittimo (e ne hanno anche i maschi gay non bianchi), nulla giustifica il fatto di infestare Grindr, Tinder o Recon – ma anche solo le chiacchiere da bar – di insulti disumanizzanti come “niente asiatici”, “no neri”, “no effeminati”, “no grassi» e via dicendo (mentre “no repubblicani” va sempre bene).

L’ultima parola va a Booster: “Nota per le ‘rice queens’, ovvero i gay con una predilezione per gli uomini asiatici, che senza dubbio scriveranno in risposta a quest’uomo: siamo contenti di piacervi. Ma piacervi esclusivamente per la nostra razza può essere imbarazzante nel migliore dei casi, e parecchio inquietante nel peggiore. L’esperienza mi insegna che certe preferenze va benissimo anche tenerle nascoste, mentre dovete cominciare a conoscerci un po’ meglio come esseri umani”.

Seguite Joel Kim Booster su Twitter (@ihatejoelkim) e non perdetevi il suo splendido ultimo film Fire Island, ora in streaming su Hulu. Jeff Chu è autoreDoes Jesus really love me? A gay christian’s pilgrimage in search of God in America. Seguitelo su Twitter:@jeffchu.

Illustrazione di Francesca Ghermandi

Mi sono da poco trasferito nel sud degli Stati Uniti, e sto notando che nei profili di Grindr ci sono molti più messaggi razzisti, a volte anche espliciti come “no neri” e “no asiatici”. Mi chiedo cosa posso (o dovrei) fare da utente della chat. È sufficiente bloccare queste persone? O è meglio segnalare i loro profili? Oppure gli scrivo direttamente chiedendo che cambino il testo?

– Grinding Endlessly Against Racism

I gay “Ognuno Ha I Suoi Gusti”: disgustosi.

Di gay OHISG ne spuntano ovunque, ovviamente, ma nelle zone politicamente conservatrici sono più diffusi. E se è vero che se ne trovano tra i gay bianchi di 30-50 anni (e oltre), a volte l’impressione è che tendano a dominare tra i gay bianchi più giovani. Questi ultimi – che spesso si sono appena dichiarati e vengono da zone prevalentemente bianche – si attaccano a internet e cominciano a sparare puttanate razziste. Finché se ne restano in Kansas o nello Utah, GEAR, nessuno reagisce più di tanto. Ma appena un gay OHISG si trasferisce a Chicago o Los Angeles, di colpo le reazioni arrivano. Gli altri gay – a volte loro stessi OHISG redenti, o che non lo sono mai stati – cominciano a fargli il culo per i loro atteggiamenti inaccettabili e dannosi.

I gay perbene – di ogni età e razza – trovano disperante questa stronzata dei “gusti”, perché sembra non avere mai fine. Ma non è vero: a un certo punto finisce. Quando i gay con un po’ di sale in zucca (e umanamente migliori) fanno il culo a un OHISG, può succedere che l’immaginazione morale latente di quest’ultimo si attivi. Magari l’OHISG comincia a chiedersi come sarebbe essere il destinatario di certe cagate, magari gli torna in mente qualche regola d’oro imparata al catechismo, tipo “Non giudicate e non sarete giudicati”, e forse farà amicizia con qualche non bianco e gli darà ascolto. E potrebbe perfino cominciare a mettere in discussione qualcuno dei suoi preziosissimi gusti (sono davvero i suoi? O ha assimilato senza pensarci quelli che gli hanno rifilato Hollywood e il porno?). E allora forse – si spera, se tutto va bene – la smetterà di essere un OHISG. E anche se alla fine si renderà conto che sì, in effetti è attratto soprattutto dai maschi bianchi come lui, capirà di poter mettere in pratica i suoi gusti – scoparsi i maschi che gli va di scoparsi – senza dover insultare gratuitamente gli altri.

E dopo che succede? Be’, quel che succede dopo è un po’ deprimente. In città arriva un altro OHISG giovane e/o idiota, e tutta la procedura del “qualcuno deve fargli il culo” ricomincia da capo. Insomma, GEAR, quando vedi un OHISG che nel profilo scrive “no neri”, “no asiatici” o “no effeminati”, tu reagisci. Digli che è una testa di cazzo. Rieducare gli OHISG è un lavoro lento, da portare avanti una persona alla volta, ma anche tu puoi contribuire.

(Traduzione di Matteo Colombo)

Savage love è una rubrica di consigli sessuali e di coppia pubblicata su The Stranger.

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