L’uragano Beryl dovrebbe raggiungere la Giamaica e le Isole Cayman il 3 luglio, dopo aver causato almeno sette vittime e gravi danni nei Caraibi sudorientali, ha affermato il National hurricane center (Nhc) statunitense.

Prima di essere declassato a uragano di categoria 4 il pomeriggio del 2 luglio, è stato per quasi ventiquattr’ore di categoria 5, la più alta, con venti superiori ai 252 chilometri all’ora e conseguenze “potenzialmente catastrofiche”.

Beryl è diventato così l’uragano di categoria 5 più precoce mai registrato dalle autorità statunitensi.

Tre persone sono morte in Venezuela, tre a Grenada e una a Saint Vincent e Grenadine.

“Venti devastanti e onde distruttive sono attesi in Giamaica e alle Isole Cayman il 3 luglio”, ha affermato l’Nhc nel suo bollettino del 2 luglio.

“La buona notizia è che Beryl ha cominciato a indebolirsi”, ha dichiarato Michael Brennan, direttore dell’Nhc, precisando però che “è ancora molto pericoloso”.

“Probabilmente Beryl colpirà la Giamaica come uragano di categoria 3 o 4, e potrebbe danneggiare case, tetti, alberi e linee elettriche”, ha aggiunto.

Il primo ministro giamaicano Andrew Holness ha invitato sul social network X i cittadini a “fare scorte di cibo, acqua, batterie e candele, e a mettere al sicuro i documenti essenziali”.

Dopo la Giamaica e le Isole Cayman, Beryl dovrebbe raggiungere la parte meridionale di Haiti e la penisola messicana dello Yucatán.

Stagione degli uragani straordinaria

“È evidente come il riscaldamento globale stia aumentando la frequenza e l’intensità degli eventi estremi”, ha dichiarato all’Afp il responsabile delle Nazioni Unite per il clima Simon Stiell.

“La crisi climatica si sta aggravando più velocemente del previsto, e governi e aziende devono adottare con urgenza misure per ridurre le emissioni”, ha aggiunto.

Alla fine di maggio la National oceanic and atmospheric administration (Noaa) statunitense aveva previsto una stagione degli uragani straordinaria, con un numero compreso tra quattro e sette uragani di categoria 3, 4 o 5, a causa del forte riscaldamento delle acque dell’oceano Atlantico settentrionale.

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