Il 27 gennaio il governo danese ha stanziato 14,6 miliardi di corone (circa due miliardi di euro) per rafforzare la sicurezza nell’Artico dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha affermato di voler assumere il controllo della Groenlandia, un territorio autonomo del regno di Danimarca.
“Le minacce nell’Artico e nell’Atlantico settentrionale sono aumentate, ed è quindi fondamentale rafforzare la nostra presenza in queste regioni”, ha affermato in un comunicato il ministro della difesa danese Troels Lund Poulsen.
Il ministro ha annunciato l’invio nell’Artico di tre navi militari e di droni a lungo raggio con capacità avanzate di acquisizione d’immagini, oltre al rafforzamento del monitoraggio satellitare.
Ha sottolineato che il piano è stato elaborato in “stretta collaborazione” con la Groenlandia e le isole Fær Øer, territori autonomi danesi.
“L’acquisizione di nuove navi artiche è una priorità per la sicurezza della Groenlandia”, ha dichiarato Vivian Motzfeldt, la ministra groenlandese dell’indipendenza e degli esteri.
La Groenlandia, che ha mire indipendentiste, è ambita per la sua posizione strategica e per le sue risorse minerarie e perolifere non sfruttate, il cui accesso rimane complicato.
Gli Stati Uniti hanno una base militare a Pituffik, nel nordovest dell’isola.
Il mese scorso Trump aveva affermato che il controllo della Groenlandia è “una necessità assoluta per la sicurezza degli Stati Uniti e per la libertà nel mondo”.
Il 25 gennaio aveva ribadito la sua convinzione che gli Stati Uniti “otterranno” l’isola.
La Groenlandia ha più volte affermato di non essere in vendita e di voler decidere liberamente il proprio futuro.
Intanto, il 28 gennaio il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha ricevuto a Berlino la premier danese Mette Frederiksen. Durante la loro conferenza stampa congiunta, Scholz ha affermato che “i confini non dovrebbero essere modificati con la forza”, aggiungendo in inglese “to whom it may concern”, un chiaro riferimento alle mire di Trump sulla Groenlandia.