Il 18 gennaio il presidente siriano Ahmed al Sharaa ha annunciato un accordo con le forze curde che prevede un cessate il fuoco, la cessione di territori e l’integrazione dei combattenti nell’esercito siriano, dopo due giorni di rapida avanzata delle forze governative nel nord e nel nordest del paese.

Mazloum Abdi, capo delle Forze democratiche siriane (Fds, a maggioranza curda), ha confermato di aver accettato l’accordo, che prevede il ritiro dei combattenti curdi dalle regioni di Deir Ezzor e Raqqa, “per evitare una nuova guerra civile”.

L’accordo costituisce un duro colpo per i curdi, che speravano di preservare l’amministrazione autonoma insediata più di dieci anni fa nel nord e nel nordest del paese.

Il testo in quattordici punti reso pubblico dalla presidenza siriana prevede l’integrazione delle Fds e delle forze di sicurezza curde nei ministeri della difesa e dell’interno.

Prevede inoltre l’immediata restituzione alle autorità centrali delle regioni di Deir Ezzor e Raqqa, popolate principalmente da arabi, nonché la consegna dei prigionieri del gruppo jihadista Stato islamico (Is) e dei loro familiari, che finora erano in mano ai curdi.

Al Sharaa ha precisato che alcuni dettagli dell’accordo saranno finalizzati nel corso di nuovi colloqui con Abdi il 19 gennaio.

Gli Stati Uniti, che sostengono da anni le Fds ma che sono diventati un alleato chiave del nuovo regime siriano, hanno accolto con favore l’accordo. “È una svolta decisiva, in cui ex avversari antepongono il dialogo alle divisioni”, ha dichiarato l’inviato statunitense per la Siria Tom Barrack.

Prima dell’offensiva dell’esercito siriano i negoziati tra il governo e le Fds, il cui obiettivo era integrare le istituzioni civili e militari curde nello stato, in base a un accordo firmato nel marzo 2025, erano in fase di stallo.

In un apparente gesto di buona volontà, il 16 gennaio Al Sharaa aveva concesso tramite decreto alcuni diritti ai curdi, riconoscendo in particolare il curdo come lingua ufficiale.

Il 18 gennaio il presidente siriano, che nel dicembre 2024 aveva rovesciato il regime di Bashar al Assad a capo di un’alleanza ribelle, ha però insistito sulla necessità di “riaffermare la sovranità della Siria su tutto il territorio nazionale”.

Lo stesso giorno l’esercito ha anche assunto il controllo del giacimento petrolifero di Al Omar, il più grande della Siria, che le Fds avevano sottratto al gruppo Stato islamico nel 2017.

La settimana scorsa le forze governative avevano espulso i combattenti curdi da due quartieri di Aleppo (nordovest), la seconda città del paese.

Durante la guerra civile in Siria (2011-2024) la minoranza curda aveva assunto il controllo di vasti territori nel nord e nel nordest del paese.